Il Cristo degli Ulivi

Poesi di Gérard De Nerval Epoca XIX secolo

I

Quando il Signore, alzando al cielo le sue scarne braccia
Sotto gli alberi sacri, come fanno i poeti,
Si fu a lungo perduto nei suoi dolori muti,
E si giudicò tradito da amici ingrati;

Si volse verso quelli che l’attendevano in basso
Sognando di essere re, saggi, profeti…
Ma intorpiditi, persi nel sonno delle bestie,
E si mise a gridare: “No, Dio non esiste!”

Dormivano. “Amici miei, sapete la notizia?
Ho toccato con la fronte la volta eterna;
Sono sanguinante, spezzato, sofferente per molti giorni!

“Fratelli, vi ingannavo. Abisso! abisso! abisso!
Il dio manca all’altare dove sono la vittima…
Dio non è! Dio non è più!” Ma dormivano ancora!…

II

Riprese: “Tutto è morto! Ho percorso i mondi;
E ho perduto il mio volo nei loro cammini lattee,
Fino a dove la vita, nelle sue vene feconde,
Sparge sabbie d’oro e flutti argentati:

“Ovunque il suolo deserto costeggiato da onde,
Turbini confusi di oceani agitati…
Un soffio vago muove le sfere vagabonde,
Ma nessuno spirito esiste in queste immensità.

“Cercando l’occhio di Dio, non ho visto che un’orbita
Vasta, nera e senza fondo, da cui la notte che l’abita
Raggia sul mondo e si addensa sempre;

“Un arcobaleno strano circonda questo pozzo oscuro,
Soglia dell’antico caos di cui il nulla è l’ombra,
Spirale che inghiotte i Mondi e i giorni!

III

“Immobile Destino, muta sentinella,
Fredda Necessità!… Caso che, avanzando
Tra i mondi morti sotto la neve eterna,
Raffreddi, a poco a poco, l’universo impallidito,

“Sai tu ciò che fai, potenza originaria,
Dei tuoi soli spenti, l’uno contro l’altro urtandosi…
Sei sicuro di trasmettere un alito immortale,
Tra un mondo che muore e l’altro che rinasce?…

“O mio padre! sei tu che sento in me stesso?
Hai potere di vivere e di vincere la morte?
Saresti forse soccombuto sotto un ultimo sforzo

“Di quell’angelo delle notti che colpì l’anatema?…
Poiché mi sento tutto solo a piangere e soffrire,
Ahimè! e, se muoio, è perché tutto morirà!”

IV

Nessuno udiva gemere l’eterna vittima,
Che offriva al mondo invano tutto il suo cuore effuso;
Ma pronto a svenire e senza forza chino,
Chiamò il solo – sveglio in Solima:

“Giuda! gli gridò, tu sai quanto mi si stima,
Affrettati a vendermi, e finisci questo mercato:
Sono sofferente, amico! sulla terra sdraiato…
Vieni! o tu che, almeno, hai la forza del crimine!”

Ma Giuda se ne andava, scontento e pensieroso,
Trovandosi mal pagato, pieno di un rimorso così vivo
Che leggeva le sue nefandezze su tutti i muri scritte…

Infine Pilato solo, che vegliava per Cesare,
Sentendo qualche pietà, si volse per caso:
“Andate a cercare quel pazzo!” disse ai satelliti.

V

Era proprio lui, quel pazzo, quell’insensato sublime…
Quell’Icaro dimenticato che risaliva i cieli,
Quel Fetonte perduto sotto la folgore degli dèi,
Quel bell’Attis ferito che Cibele ravviva!

L’augure interrogava il fianco della vittima,
La terra si inebriava di quel sangue prezioso…
L’universo stordito pendeva sui suoi assi,
E l’Olimpo un istante vacillò verso l’abisso.

“Rispondi! gridava Cesare a Giove Ammone,
Qual è questo nuovo dio che si impone alla terra?
E se non è un dio, è almeno un demonio…”

Ma l’oracolo invocato per sempre dovette tacere;
Un solo poteva al mondo spiegare questo mistero:
– Colui che diede l’anima ai figli del limo.

Gérard de Nerval

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poema-il-cristo-degli-ulivi-gerard-de-nerval/