La signorina

Poesi di Emile Verhaeren Epoca XIX secolo

La signorina dalle bandeaux neri,
Che ricama all’alba e ricama a sera,
Sempre alla stessa finestra,
È seduta dietro un paravento verde
E guarda la via e il tempo grigio d’inverno,
Dalla sua poltrona imbottita di lana e di benessere.

Due beghine hanno salutato lo speziale,
Molto piano, poi hanno lasciato la sua soglia a ritroso;
Il sacrestano se n’è andato dal vicario;
Lo stradino ha spazzato, con gesti lunghi,
La fogna colma di sporcizia e di fango villoso.

Ed ora ecco,
All’ora di mezzogiorno,
Il gioviale borgomastro
Che viene, si ferma, e a lungo saluta
La signorina alla sua finestra.

Con le sue mani di pioggia e di nebbie,
Da giorni e poi giorni, Dicembre
Bagna i muri, i tetti e i capannoni;
Per fortuna che nella sua camera,
La signorina dalle bandeaux neri
Può sorvegliare fino a sera
Un fuoco gioioso, dove si schiarano e si muovono,
Fiamme! le vostre chiare farfalle rosse.

Lei ama vivere e isolarsi così,
Nel tiepido e nella noia;
Mentre il suo grande gatto, facendo le fusa a suo agio
Accanto a lei, su una sedia,
La guarda che lentamente marita,
Con le sue magre mani,
Un fiore giallo al convolvolo carminio
Del suo ricamo.

La signorina
Nutre in sé
L’amore di un amore infedele,
Silenziosamente.
Solo, il curato che la confessa
Conosce la sua colpa e la sua debolezza,
E quale carnefice fu il suo amante!
Non ne parlano mai, benché vi pensino
Con tristezza o violenza,
Quando il prete, la domenica, se ne viene
A parlare di tutto, a parlare di nulla,
Fino al momento in cui, nell’ombra e nella bruma,
Il primo lampione, in riva al molo, si accende.

La signorina in nero lentamente è appassita,
A ricontare nell’anima sua i giorni
Che le furono dolcezza e menzogna,
E che ama e detesta ancora.
Invano si rannicchia nel suo angolo tiepido,
L’ombra dei suoi rimpianti e del suo lutto ossessiona
Persino l’ora in cui il sole scivola sulla sua fronte stanca.
Chi passa per la città può credere
Che ella scruti, dall’alto di un cupo osservatorio,
Da anni, qualcuno che non viene.

E quando la signorina avrà contato le sue pene,
Quante volte, lungo gli anni e le settimane,
E che il suo gatto malato e importuno,
Una sera, avrà chiuso i suoi occhi defunti,
Certo, implorerà la sorte,
Perché la distenda, a sua volta, nella morte;
Allora,
Per la prima volta, il gioviale borgomastro,
All’ora di mezzogiorno, passando sul marciapiede,
Vi passerà, senza salutare alla sua finestra,
La signorina dalle bandeaux neri.

Emile Verhaeren

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-la-signorina-emile-verhaeren/