A Maurice Raynal
Estendendosi ai lati del cimitero
La casa dei morti lo incorniciava come un chiostro
All’interno delle sue vetrine
Simili a quelle dei negozi di mode
Invece di sorridere in piedi
I manichini digrignavano per l’eternità
Arrivato a Monaco da quindici o venti giorni
Ero entrato per la prima volta e per caso
In questo cimitero quasi deserto
E battevo i denti
Davanti a tutta questa borghesia
Esposta e vestita il meglio possibile
In attesa della sepoltura
Improvvisamente
Rapido come la mia memoria
Gli occhi si riaccesero
Di cellula vitrea in cellula vitrea
Il cielo si popolò di un’apocalisse
Vivace
E la terra piatta all’infinito
Come prima di Galileo
Si coprì di mille mitologie immobili
Un angelo di diamante ruppe tutte le vetrine
E i morti mi si avvicinarono
Con facce dell’altro mondo
Ma il loro viso e i loro atteggiamenti
Divennero presto meno funebri
Il cielo e la terra persero
Il loro aspetto fantasmagorico
I morti si rallegravano
Di vedere i loro corpi trapassati tra loro e la luce
Ridevano di vedere la loro ombra e l’osservavano
Come se veramente
Fosse stata la loro vita passata
Allora li contai
Erano quarantanove uomini
Donne e bambini
Che abbellivano a vista d’occhio
E mi guardavano ormai
Con tanta cordialità
Tanta tenerezza persino
Che prendendoli in amicizia
Tutt’a un tratto
Li invitai a una passeggiata Lontano dalle arcate della loro casa
E tutti a braccetto
Canticchiando arie militari
Sì tutti i vostri peccati sono assolti
Lasciammo il cimitero
Attraversammo la città
E incontravamo spesso
Parenti amici che si univano
Alla piccola truppa dei morti recenti
Tutti erano così allegri
Così charmanti così in salute
Che bravo chi avrebbe potuto
Distinguere i morti dai vivi
Poi nella campagna
Ci si sparse
Due cavalleggeri ci raggiunsero
Li festeggiammo
Tagliarono legno di viburno
E di sambuco
Ne fecero dei fischietti
Che distribuirono ai bambini
Più tardi in un ballo campestre
Le coppie con le mani sulle spalle
Danzarono al suono acuto delle cetre
Non avevano dimenticato la danza
Quei morti e quelle morte
Si beveva anche
E di tanto in tanto una campana
Annunciava che un altro barile
Stava per essere messo in spilla
Una morta seduta su una panchina
Vicino a un cespuglio di crespino
Lasciava uno studente
Inginocchiato ai suoi piedi
Parlarle di fidanzamento
Vi aspetterò
Dieci anni venti anni se necessario
La vostra volontà sarà la mia
Vi aspetterò
Tutta la vostra vita
Rispondeva la morta
Dei bambini
Di questo mondo o dell’altro
Cantavano di quelle filastrocche
Dalle parole assurde e liriche
Che senza dubbio sono i resti
Dei più antichi monumenti poetici
Dell’umanità
Lo studente mise un anello
All’anulare della giovane morta
Ecco il pegno del mio amore
Del nostro fidanzamento
Né il tempo né l’assenza
Ci faranno dimenticare le nostre promesse
E un giorno avremo delle belle nozze
Dei ciuffi di mirto
Ai nostri vestiti e nei vostri capelli
Un bel sermone in chiesa
Lunghi discorsi dopo il banchetto
E della musica
Della musica
I nostri figli
Disse la fidanzata
Saranno più belli più belli ancora
Aimè! l’anello era rotto
Che se fossero d’argento o d’oro
Di smeraldo o di diamante
Saranno più chiari più chiari ancora
Che gli astri del firmamento
Che la luce dell’aurora
Che i vostri sguardi mio fidanzato
Avranno miglior profumo ancora
Aimè! l’anello era rotto
Che il lillà che è appena sbocciato
Che il timo la rosa o un rametto
Di lavanda o di rosmarino
Essendo andati via i musicisti
Continuammo la passeggiata
Sul bordo di un lago
Ci divertimmo a fare dei rimbalzi
Con dei sassi piatti
Sull’acqua che danzava appena
Delle barche erano ormeggiate
In un porticciolo
Le staccammo
Dopo che tutta la truppa si fu imbarcata
E alcuni morti remavano
Con tanta vigore quanto i vivi
A prua della barca che io governavo
Un morto parlava con una giovane donna
Vestita di un abito giallo
Di un corsetto nero
Con dei nastri blu e di un cappello grigio
Ornato di una sola piccola piuma arricciata
Vi amo
Diceva
Come il piccione ama la colomba
Come l’insetto notturno
Ama la luce
Troppo tardi
Rispondeva la viva
Respingete respingete questo amore proibito
Sono sposata
Vedete l’anello che brilla
Le mie mani tremano
Piango e vorrei morire
Le barche erano arrivate
A un luogo dove i cavalleggeri
Sapevano che un’eco rispondeva dalla riva
Non ci si stancava mai di interrogarlo
Ci furono domande così stravaganti
E risposte talmente piene di arguzia
Che era da morire dal ridere
E il morto diceva alla viva
Saremmo così felici insieme
Su di noi l’acqua si richiuderà
Ma voi piangete e le vostre mani tremano
Nessuno di noi tornerà
Si riprese terra e fu il ritorno
Gli innamorati si amavano
E in coppie dalle belle bocche
Camminavano a distanze ineguali
I morti avevano scelto le vive
E i vivi
Delle morte
Un ginepro talvolta
Faceva l’effetto di un fantasma
I bambini laceravano l’aria
Soffiando le guance cave
Nei loro fischietti di viburno
O di sambuco
Mentre i militari
Cantavano delle tirolesi
Rispondendosi come si fa
In montagna
Nella città
La nostra truppa diminuì poco a poco
Ci si diceva
Arrivederci
A domani
A presto
Presto entravano nelle birrerie
Alcuni ci lasciarono
Davanti a una macelleria canina
Per comprarvi il loro pasto serale
Presto rimasi solo con quei morti
Che se ne andavano dritti
Al cimitero
Dove
Sotto le Arcate
Li riconobbi
Sdraiati
Immobili
E ben vestiti
In attesa della sepoltura dietro le vetrine
Non sospettavano
Di ciò che era accaduto
Ma i vivi ne conservavano il ricordo
Era una felicità insperata
E così certa
Che non temevano di perderla
Vivevano così nobilmente
Che quelli che ancora il giorno prima
Li guardavano come loro pari
O persino qualcosa di meno
Ammiravano ora
La loro potenza la loro ricchezza e il loro genio
Perché c’è forse qualcosa che vi eleva
Come aver amato un morto o una morta
Si diventa così puri che si arriva
Nei ghiacciai della memoria
A confondersi con il ricordo
Si è fortificati per la vita
E non si ha più bisogno di nessuno
Guillaume Apollinaire
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poema-la-casa-dei-morti-guillaume-apollinaire/
