La gioia

Poesi di Emile Verhaeren Epoca XIX secolo

Oh questi bei giorni immensi, i cui mattini fiammeggiano!
La terra ardente e fiera è ancor più superba
E la vita destata ha un profumo così forte
Che tutto l’essere se ne inebria e balza verso la gioia.

Siate ringraziati, occhi miei,
D’essere rimasti così limpidi, sotto la mia fronte già vecchia,
Per vedere in lontananza muoversi e vibrare la luce;
E voi, mani mie, di trasalire nel sole;
E voi, dita mie, di dorarvi ai frutti vermigli
Appesi lungo il muro, presso le malvarose.

Sia ringraziato, corpo mio,
D’essere fermo, rapido e fremente ancora
Al tocco dei venti repentini o delle brezze profonde;
E voi, mio torso eretto e i miei ampi polmoni,
Di respirare, lungo i mari o sui monti,
L’aria radiosa e viva che bagna e morde i mondi,

Oh questi mattini di festa e di calma bellezza!
Rose il cui rugiada orna i puri visaggi,
Uccelli venuti verso di noi, come bianchi presagi,
Giardini d’ombra massiccia o di fragile chiarore!

Nell’ora in cui l’ampia estate intiepidisce i viali,
Io vi amo, sentieri, da dove è venuta
Colei che celava, tra le sue mani, il mio destino;
Io vi amo, lontani stagni e boschi austeri,
E sotto i miei piedi, fino nel profondo, amo la terra
Dove riposano i miei morti.

Esisto in tutto ciò che mi circonda e mi penetra.
Praterie folte, sentieri perduti, macchie di faggi,
Acqua lucida che nessun’ombra viene a offuscare,
Voi diventate me stesso essendo il mio ricordo.

La mia vita, infinitamente, in voi tutti si prolunga,
Io formo e divengo tutto ciò che fu il mio sogno;
Nel vasto orizzonte di cui s’abbaglia il mio occhio,
Alberi frementi d’oro, voi siete il mio orgoglio;
La mia volontà, simile ai nodi nella vostra scorza,
Nei giorni di lavoro fermo e sano, indurisce la mia forza.

Quando sfiorate la mia fronte, rose dei giardini chiari,
Veri baci di fiamma illuminano la mia carne;
Tutto mi è carezza, ardore, bellezza, brivido, follia,
Sono ubriaco del mondo e mi moltiplico
Così forte in tutto ciò che risplende e mi abbaglia
Che il mio cuore ne vien meno e si libera in grida.

Oh questi slanci di fervore, profondi, possenti e teneri
Come se qualche ala immensa ti sollevasse,
Se li hai sentiti tenderti verso l’infinito,
Uomo, non ti lamentare, nemmeno in tempi cattivi;
Qualunque sia la sventura che ti prenda in preda,
Di’ a te stesso, che un giorno, in un supremo istante,
Hai gustato comunque, a cuore battente,
La dolce e formidabile gioia,
E che la tua anima, allucinando i tuoi occhi
Fino a mescolare il tuo essere alle forze unanimi,
Durante questo giorno unico e quest’ora sublime,
Ti ha reso simile agli Dèi.

Emile Verhaeren

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-la-gioia-emile-verhaeren/