Ed ecco com’era la camera ospitale
dove lo straniero trovava buon alloggio e conforto,
dove i figli erano nati, dove l’avo era morto,
dove s’era stipato quel grande corpo nella sua bara.
Alle feste, nei giorni di fiera e di parata,
la fattoria vi celebrava la ricorrenza consueta,
e un tempo, quando viveva ancora la fattora,
essa vi troneggiava, al centro, con i suoi pendenti d’oro.
Le pareti erano intonacate, due massicci armadi
esibivano negli angoli il loro legno zebrato di marezzature;
in fondo, un crocifisso di gesso spirava sotto un baldacchino,
la fronte trafitta, gli occhi aperti sulle ebbrezze;
e il profumo dei lardi e l’odore dei grassi
salivano verso il suo cuore nudo, come un incenso cattivo.
Emile Verhaeren
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-la-grande-stanza-emile-verhaeren/
