Le ghirlande del vento gentile
Ruotano, gaie, attorno agli alberi delle navi;
Lungo il molo dormono, a mucchi,
I remi chiari e levigati.
E le campane suonano nelle torri di Ostenda.
Ai crocevia, alle finestre, sui marciapiedi,
Quelli delle dune, dei campi, dei borghi, delle lande,
Tutti sono accorsi a vedere
Santi e sante della leggenda
Passare, e il Buon Dio e la Vergine sua Madre
Raggiungere la diga e poi di là benedire il mare.
Ci sono prima i bambini della scuola
Che passano sotto un volo di banderuole;
E poi i capi e i maestri
Dell’ospedale e dell’ospizio,
E le monache e le novizie;
E poi san Pietro e poi san Giovanni.
Su doppia fila seguono le confraternite,
Di san Giuseppe e di Maria,
E gli arcieri che issano l’uccello
Su una canna;
E i pastori e le pastorelle
Agitando, dolcemente, delle verghe leggere
E avanzando, come un giardino in movimento;
E i pescatori che tengono delle barche minuscole,
Tra le loro braccia muscolose come le braccia di Ercole;
E uomini ruvidi dai volti di legno;
E bimbi con un chiaro cappello cinese in testa;
E poi i sagrestani pesanti e i loro aiutanti robusti,
Che, tenendo l’asta all’altezza dei busti,
Spingono, con un ampio sforzo, tutti insieme, in avanti,
L’impeto delle bandiere gonfie d’ombra e di vento.
In lontananza, mentre il passo grave e rigido
Delle sue ancelle la precede,
Avanza allora,
Sotto un baldacchino pesante, come un tesoro,
Nostra Signora dei Sette Dolori:
Un velo nero le scende dalla testa,
La sua lunga veste è viola,
E i coltelli d’argento che le perforano il cuore
Appaiono, tra le sue vesti funebri,
Come un sole martirizzato nelle tenebre.
E sfilano dopo di lei, lo sciame
Dei carmelitani bianchi e dei cappuccini rossi,
E i cantori che gridano gli alti versetti biblici,
Gli occhi sporgenti, la bocca obliqua.
Poi tutto tace – e più nulla si sente
Se non il tintinnio
Furtivo e netto
Di un campanello:
Un flusso di chierichetti passa vestito di rosso:
L’incenso torrido e blu
Fuma verso il Buon Dio.
Ed eccolo il solenne decano,
Sotto le frange del baldacchino,
Che erge dritto, tra le sue mani,
L’ostensorio d’oro che si muove.
E la folla che si è gettata in ginocchio
Si curva e si rialza, con grandi riflussi,
E segue devotamente, fino alla riva,
Per le piazze e i mercati,
Il lungo corteo piumato
Della sua fede e del suo sogno.
L’altare è là; il mare di fronte.
Tra loro, solo il cielo e lo spazio.
E il sacerdote avanza e sale e si abbaglia,
E propaga improvviso, con le sue mani tremanti,
Davanti alla folla ardente e violenta,
Il suo gesto in croce sull’infinito.
Emile Verhaeren
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-la-benedizione-del-mare-emile-verhaeren/
