A Laure Bernard.
È l’estate. Il sole saetta
I suoi raggi inesauribili
Sullo straniero che s’attarda
In mezzo alle vaste sabbie.
Come un liquore sottile
Che bagna l’orizzonte senza confine,
L’aria che dal suolo caldo stilla
Fa tremolare la roccia mesta.
Il legno degli alberi scoppia.
La tigre striata, la iena,
Tirando la loro lingua scarlatta,
Cercano acqua nella pianura.
Gli elefanti vanno in branco,
Frantumando sotto i loro piedi le siepi
E sollevando con la loro groppa
I rami delle fustaie.
Non c’è grotta cava
Dove il calore non penetri.
Nessuna valle ombrosa
Dove l’erba possa nascere.
Nel giardino, sotto un tetto liscio
Di bambù, Sita sonnecchia:
Un broncio sfiora e corruga
Talvolta il suo labbro vermiglio.
Sotto la garza, d’oro rigata,
Che avvolge il suo bel corpo,
Stirandosi, la annoiata
Apre i suoi occhi di antilope.
Ma ella attende, sotto questo velo
Che tradisce la sua bellezza nuda,
Che in cielo la prima stella
Annunci la notte venuta.
Già il sole s’inclina
E nel mare mormorante
Va, dietro la collina,
A specchiare il suo splendore morente.
E la natura bruciata
Respira infine. La notte bruna
Indossa la sua veste stellata,
E, calma, appare la luna.
Charles Cros
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poema-estate-charles-cros/
