L’educazione del leone

Favol di Jean-Pierre Claris de Florian Epoca XVIII secolo

Infine il re leone aveva avuto un figlio ;
ovunque nei suoi stati ci si abbandonava in preda
agli slanci clamorosi di una rumorosa gioia :
i re felici hanno tanti amici !
Sire leone, monarca saggio,
pensava a affidare il suo amato figlio
alle cure di un governatore virtuoso, stimato,
sotto il quale il leoncino facesse il suo apprendistato.
Voi giudicate che una simile scelta
è di importanza abbastanza grande
perché a lungo vi si rifletta.
Il monarca indeciso convoca il suo consiglio :
in poche parole espone
il punto di cui si tratta, e supplica insistentemente
ciascuno dei consiglieri di nominare francamente
colui che in coscienza crede adatto all’incarico.
La tigre si alzò : sire, disse, i re
hanno grandezza solo per la guerra ;
bisogna che vostro figlio sia il terrore della terra :
fate dunque cadere la vostra scelta
sul guerriero più terribile,
il più temuto dopo di voi tra gli abitanti di questi boschi.
Vostro figlio saprà tutto se saprà essere invincibile.
L’orso fu di questo avviso : aggiunse però
che occorreva un guerriero prudente,
un animale di peso, la cui esperienza
sapesse regolare il valore del giovane leoncino
e mettere a frutto le sue imprese.
Dopo l’orso, la volpe si spiega,
e sostiene che la politica
è il primo talento dei re ;
che occorre dunque un mentore di estrema finezza
per istruire il principe e per formarlo bene.
Così ciascuno, senza nominarsi,
indicò chiaramente se stesso :
simili consigli sono comuni a corte.
Infine il cane parla a sua volta :
sire, disse, so che bisogna fare la guerra,
ma credo che un buon re la faccia solo a malincuore ;
l’arte di ingannare non mi piace granché :
conosco un segreto più bello
per rendere felice lo stato, per esserne il padre,
per tenere i suoi sudditi, senza troppo allarmarli,
in una dipendenza completa ;
questo segreto è amarli.
Ecco la scienza suprema per ben regnare ;
e, se desiderate vederla in vostro figlio,
sire, mostrategliela voi stesso.
Tutto il consiglio rimase muto a questo avviso.
Il leone corre al cane : amico, ti affido
la felicità dello stato e quella della mia vita ;
prendi mio figlio, sii suo maestro, e, lungi da ogni adulatore,
se possibile, va’ a formare il suo cuore.
Disse, e il cane parte con il giovane principe.
Dapprima al suo pupillo persuade bene
che non è affatto un leoncino, che non è che un povero cane,
suo parente lontano ; di provincia in provincia
lo fa viaggiare, mostrando ai suoi sguardi
gli abusi del potere, la miseria dei popoli,
le lepri, i conigli mangiati dalle volpi,
le pecore dai lupi, i cervi dalla pantera,
dovunque il debole atterrato,
il bue che lavora senza salario,
e la scimmia ricompensata.
Il giovane leoncino fremeva di collera :
padre mio, diceva, simili attentati
sono noti al re ? Come potrebbero esserlo ?
Diceva il cane : i grandi si avvicinano solo al padrone,
e i mangiati non parlano.
Così, senza ragionare di virtù, di prudenza,
il nostro giovane leone diventava ogni giorno
virtuoso e prudente ; perché è l’esperienza
che corregge, e non i discorsi.
In questa buona scuola acquistò con l’età
saggezza, ingegno, forza e ragione.
Che altro gli serviva ?
Ignorava però ancora di essere un leone ;
quando un giorno che parlava della sua riconoscenza
al suo maestro, al suo benefattore,
una tigre furiosa, di enorme grandezza,
apparendo all’improvviso, contro il cane si avanza.
Il leoncino più pronto si slancia,
drizza la criniera, ruggisce di furore,
batte i fianchi con la coda, e i suoi artigli sanguinanti
hanno ben presto disperso le viscere fumanti
del suo temibile nemico.
Appena è vincitore che corre dal suo amico :
oh ! Quale felicità per me aver salvato la tua vita !
Ma quale è il mio stupore !
Sai che l’amicizia, in questo felice momento,
mi ha dato di un leone la forza e la furia ?
Voi lo siete, mio caro figlio, sì, voi siete il mio re,
disse il cane tutto bagnato di lacrime.
Ecco dunque giunto, questo momento pieno di incanto,
in cui, rendendovi infine tutto ciò che vi devo,
posso svelarvi un importante mistero !
Torniamo a corte, le mie fatiche sono finite.
Caro principe, mio malgrado tuttavia io gemo,
piango ; perdonate : tutto lo stato trova un padre,
e io sto per perdere mio figlio.

Florian

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-leducazione-del-leone-jean-pierre-claris-de-florian/