Non sei più il Dio degli eserciti?
Non sei più il Dio delle battaglie?
Periscono, Signore, se tu non rispondi!
L’ombra della scimitarra è già sui loro passi!
Ai lividi bagliori delle città in fiamme,
Vedi tu queste schiere disarmate,
Questi fanciulli, questi vecchi, queste vergini atterrite?
Fluttuano tra l’oltraggio e la morte,
Guardano il mare, tendono a te le braccia;
Non sei più il Dio degli eserciti?
Non sei più il Dio delle battaglie?
Un tempo ti levavi! le tue tribù palpitanti
Gridavano: Signore! Signore! o mai, o domani!
Uscivi tutto armato, combattevi! d’improvviso
L’Assiro colpito cadeva senza vedere la mano,
Con un soffio del tuo terrore spazzavi le sue tende,
Le sue ossa imbiancate ci tracciavano il cammino!
Dove sono? dove sono questi sublimi spettacoli
Che videro i flutti di Gad e i monti di Séir?
E che! la terra ha martiri,
E il cielo non ha più miracoli?
Eppure tutto un popolo ha gridato: Salvami;
Cadiamo nel tuo nome, periamo per te!
I monti l’hanno udito! gli echi dell’Attica
Di caverna in caverna hanno ripetuto i suoi gridi,
Atene ha sussultato sotto la sua polvere antica,
Sparta li ha rotolati di macerie in macerie!
I mari l’hanno udito! le onde sulle loro spiagge,
I vascelli che passavano, gli alberi l’hanno udito!
Il leone sull’Eta, l’aquila in seno alle nubi;
E tu solo, Dio mio! non hai risposto!
Ti hanno pregato, Signore, dalla notte all’aurora,
Sotto tutti i nomi divini con cui l’universo ti adora;
Hanno infranto per te i loro dèi, questi dèi mortali,
Hanno impastato, Signore, con l’acqua delle colline,
La polvere dei sepolcri, le ceneri delle rovine,
Per fabbricarti degli altari!
Altari a Delo! altari su Egina!
Altari a Platea, a Leuttra, a Maratona!
Altari sulla riva dove piange Salamina!
Altari sul capo dove meditava Platone!
I sacerdoti hanno condotto lungo le loro rive
Donne, vecchi che ti invocavano in coro,
Fanciulli che gettavano fiori
Davanti alle sante immagini,
E vedove in lutto che nascondevano i volti
Nelle mani piene di lacrime!
Il legno dei loro vascelli, le loro rocce, le loro mura,
Li hanno consegnati vivi ai loro persecutori,
Le loro teste sono rotolate sotto i piedi dei vincitori,
Come palle morte sui campi di battaglia;
I carnefici hanno immerso la mano nelle loro viscere;
Ma né il ferro rovente, Signore, né le tenaglie,
Hanno potuto strapparti dai loro cuori!
E che dicono, Signore, queste nazioni armate
Contro questo nome sacro che tu non vendichi:
Non sei più il Dio degli eserciti!
Non sei più il Dio delle battaglie!
Alphonse de Lamartine
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-invocazione-per-i-greci-alphonse-de-lamartine/
