A Eugène Zerlaut
Ecco il mattino ridicolo
che viene a scolorire la notte,
ridestando col suo crepuscolo
il dolore, l’intrigo e il rumore.
Diritti, lo zinco e le ardesie
dei tetti tagliano il cielo normale,
si dorme, nelle case borghesi.
Io non dormo. Qual è il mio male?
È forse una vita anteriore
che mi perseguita coi suoi profumi?
Questa gente brulicherà tra poco,
disperdendo i miei sogni defunti.
Ricordo! erano fratelli
che, capo beneamato, guidavo
tra le vaste brughiere,
i biancospini, le ginestre.
Oh! quale amata squisita
dal dolce cuore, dagli occhi di velluto! …
Un’altra terra fu conquistata
dove il sole brillava sempre.
L’oro di cui si fecero ricami,
le gemme, cristalli dei tramonti,
i fiori, snervanti magie,
gli aromi pieni i campi
mi inebriarono. Ho messo anelli,
e perle nei miei capelli.
Le bayadère dagli occhi vaghi
mi distolsero dai miei primi voti.
*
Ai monti dove il sole tramonta
portato via da stranieri,
ho pianto, muto e selvatico,
tutti i miei rapimenti mutati,
gli aromi in fade erbe,
i diamanti in freddo cristallo,
in lupi grigi le tigri superbe,
in abete banale il sandalo.
Poi, male consolato, sotto i rami,
spiavo nelle fredde valli
le fanciulle che passavano così bianche,
così gravi, sotto i loro capelli biondi.
Ma non era la dimenticata
dalle labbra rosse di betel
un tempo legata alla mia vita!…
Come soffro d’essere immortale!
Diritti, lo zinco e le ardesie
dei tetti tagliano il cielo normale,
ci si sveglia nelle case borghesi,
credo che muoio del mio male.
Charles Cros
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-insonnia-charles-cros/
