Cæruleum mare

Poesi di Victor Hugo Raccolta ArrayEpoca XIX secolo

XL

Quando sogno sulla scogliera,
O nei boschi, nelle sere d’estate,
Sapendo che la vita è malvagia,
Contemplo l’eternità.

Attraverso la mia sorte mista d’ombre,
Scorgo Dio distintamente,
Come attraverso rami scuri
Si intravede il firmamento!

Il firmamento! dove i falsi saggi
Cercano come noi consigli!
Il firmamento pieno di nuvole,
Il firmamento pieno di soli!

Un soffio purifica il nostro fango.
Il mondo è di Dio, lo sento.
Ogni fiore è una lode,
E ogni profumo è un incenso.

La notte si crede di sentire Dio stesso
Chino sull’uomo palpitante.
La terra prega e il cielo ama.
Qualcuno parla e qualcuno ascolta.

Eppure, sempre alla nostra estasi,
O Signore, ti sei sottratto;
Ahimè! tu metti lassù il vaso,
E lasci il labbro in basso!

Ma un giorno la tua opera profonda,
Noi la sapremo, Dio temuto!
Andremo di mondo in mondo
A vedere sbocciare la tua unità;

Cercando in quei cieli che tu reggi
L’ombra di coloro che amiamo,
Come una schiera di grandi aquile
Che s’invola attraverso i monti!

Perché, quando la morte ci reclama,
Lo spirito dei sensi spezza il sigillo.
Perché la tomba è un nido dove l’anima
Prende ali come l’uccello!

O sogno! o visione serena!
Sapremo il segreto di tutto,
E quel raggio che su noi striscia,
Potremo vederne l’altro capo!

O Signore! l’umile creatura
Potrà infine a sua volta vedere
L’altro lato della natura
Sul quale cade il vostro giorno!

Potremo paragonare, poeti,
Pensatori credenti nelle nostre ragioni,
A tutti i mondi che voi fate
Tutti i sogni che noi facciamo!

Intanto, su questa terra,
Erriamo, gregge diviso,
Portando in noi questo grande mistero:
Occhio limitato, sguardo infinito.

L’uomo a caso sceglie la sua strada;
E sempre, qualunque cosa facciamo,

Come un capro sull’erba che bruca,
Vive curvo sulle sue passioni.

Erriamo, e nelle tenebre,
Andando dove altri sono venuti,
Udiamo voci funebri
Che dicono parole sconosciute.

In queste ombre dove tutto si dimentica,
Virtù, saggezza, speranza, onore,
L’uno va gridando: Elia! Elia!
L’altro chiamando: Signore! Signore!

Ahimè! ogni pensatore sembra avido
Di spaventare l’uomo orfano;
Il sapiente dice: Il cielo è vuoto!
Il prete dice: L’inferno è pieno!

O lutto! medici senza dictamo,
Vani profeti dagli occhi delusi,
L’uno dà Satana alle nostre anime,
L’altro toglie loro Gesù!

L’umanità, senza legge, senza arca,
Seguendo il suo sentiero inaridito,
È come un viaggiatore che cammina
Dopo che il giorno è tramontato.

Va! la nebbia è sulla pianura.
Il vento torce l’albero convulso.
Le cose che appena distingue
Hanno un’aria sinistra e pensosa.

Così, tra neri ruderi,
In questo secolo il genere umano
Passa e vede figure oscure
Che si chinano sul suo cammino.

Noi, sognatori, sotto un tetto che crolla,
Stanchi, ci ripariano,
E guardiamo quella folla
Tuffarsi nell’ombra a tentoni!

E cerchiamo, affanno malinconico!
Ahimè! di indovinare per tutti
Il problema che ci propone
Tutta quest’ombra intorno a noi!

Mentre, il capo chino,
Ci perdiamo in tristi voti,
Il soffio del destino
Fremisce attraverso i nostri capelli.

Udiamo, razza asservita,
Quel soffio passare nella notte
Del libro oscuro della nostra vita
Voltare le pagine con rumore!

Che fare? — A questo vento della tomba,
Giungete le mani, abbassate gli occhi,
E cercate che un bagliore cada
Sul libro misterioso!

— Da dove verrà il bagliore, o padre?
Dio dice: — Da voi, in verità.
Accendete, perché vi illumini,
Il vostro cuore da qualche parte!

Quando il cuore brucia, si può senza timore
Leggere ciò che scrive il Signore.
Virtù, sotto questa santa chiarezza,
È la stessa parola che Felicità.

Bisogna amare! l’ombra invano copre
L’occhio del nostro spirito, qualunque sia.
Credete, e la palpebra si apre!
Amate, e la pupilla vede!

Dall’alto dei cieli che la loro fiamma riempie,
Le troppo lontane verità
Non possono sul libro dell’anima
Gettare che vaghe chiarezze.

La notte, nessuno sguardo sa leggere
Ai soli fuochi degli astri vermigli;
Ma l’amore vicino a noi viene a brillare,
Una lampada aiuta i soli.

Perché, nell’ombra dove Dio ci conduce,
Possiamo leggere in ogni momento,
L’amore unisce la sua luce umana
Ai celesti raggiamenti!

Amate dunque! perché tutto lo proclama,
Perché lo spirito da solo illumina poco,
E spesso il cuore di una donna
È la spiegazione di Dio!

Così io sogno, così io vaneggio,
Mentre agli occhi dei marinai
La notte oscura a ogni istante tuffa
Gruppi d’astri nei flutti!

Io, che Dio tiene sotto il suo impero,
Ammiro, umile e religioso,
E da tutti i pori aspiro
Questo spettacolo prodigioso!

Tra l’onda, cullata dai venti,
E il cielo, abisso abbagliante,
Sempre, per l’occhio del pensiero,
Qualcosa sale o scende.

Goccia d’acqua pura o getto di fiamma,
Questo verbo intimo e non scritto
Viene a condensarsi nella mia anima
O a risplendere nella mia mente;

E l’idea al mio cuore senza velo,
Attraverso l’onda o l’etere,
Dal fondo dei cieli arriva stella,
O perla dal fondo del mare!
25 marzo 1839.

Victor Hugo

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-caeruleum-mare-victor-hugo/