A Pasqua

Poesi di Emile Verhaeren Epoca XIX secolo

Frate Giacomo, frate Giacomo,
Destati dal tuo sonno d’inverno
I boschi cedui sono già verdi
Ed eccoci al tempo di Pasqua,
Frate Giacomo.

All’angolo del bosco tetro e smorto
Dove il tuo grande corpo si è addormentato
Dall’autunno,
La cieca e vacillante nebbia,
Sulle grandi strade del caso,
Si è aggirata, a lungo, per i campi monotoni;
E le querce dai rami neri
Contorti di vento selvaggio
Hanno lasciato cadere,
Di sera in sera,
Il loro fogliame d’oro morto sui bordi del tuo giaciglio.

Frate Giacomo,
Ha nevicato per mesi
E sulle tue mani, e sulle tue dita
Piene di screpolature;
Ha nevicato, ha brinato,
Sul tuo capo pallido e tonsurato
E nelle pieghe scolorite
Del tuo saio di bureau.

La torpida stagione è come entrata in te
Con il suo lutto e il suo spavento,
E la sua bora subdola e il suo gelo ostinato;
E tale è la pesantezza della tua vecchia fronte stanca
E l’immobilità delle tue due braccia incrociate,
Che le si direbbero di un morto che riposa sottoterra.

Frate Giacomo,
Ieri mattina, nonostante il freddo,
Due giunchiglie, tre anemoni
Hanno sollevato i loro petali rosa o gialli
Verso di te,
E la cinciallegra dalla testa bianca,
Fragile e lesta, ha saltellato
Sul ramo di corniolo
Che verso il tuo largo letto di fogliame bagnato
Si piega.

E tu dormi, e tu dormi sempre,
All’angolo del bosco profondo e sordo,
Benché vengano le api
A ronzare fino a sera alle tue orecchie chiuse
E che si veda in turbini
Aggirarsi sulla tua barba rigida
Una coppia chiara e rapida
Di farfalle.

Eppure, ecco che attraverso il tuo sonno
Hai sorpreso, fin dall’alba, andarsene
Il corteo variopinto
Delle cento campane che vanno a Roma;
E, i loro campanili restando
Muti ed esitanti
Durante questi tre lunghi giorni e d’angoscia e d’assenza,
Tu ti svegli ascoltando
Regnare da un capo all’altro dei campi
Il silenzio.

E scrollando allora
Dal tuo pesante mantello che i rovi adornano
I ghiacci dell’inverno e le brume d’autunno,
Frate Giacomo, tu suoni
Con un braccio così rude e forte
Che tutto si affretta nei prati e si accende sulle colline
Al chiaro richiamo del tuo mattutino.

E dall’estremità di un frutteto il cuculo ti risponde;
E l’insetto riluce di cespuglio in cespuglio;
E le linfe sottoterra immensamente trasaliscono;
E le fronde d’oro si propagano e fanno
Sì che la loro ombra s’inchini ai vecchi muri delle capanne;
E il lavoro sorge innumerevole e possente;
E il vento sembra fatto di luce cangiante
Per sfiorare il bocciolo di una rosa del muro
E la fronte irta di un pallido stelo nascente.

Frate Giacomo, frate Giacomo
Quanto la vita intera ha fiducia in te;
E come l’uccello canta sul colmo del mio tetto;
Frate Giacomo, frate Giacomo,
Rude e valoroso campanaro di Pasqua.

Emile Verhaeren

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-a-pasqua-emile-verhaeren/