A gloria del vento

Poesi di Emile Verhaeren Epoca XIX secolo

– Tu che te ne vai laggiù,
Per tutte le strade della terra,
Uomo tenace e solitario,
Verso dove vai, tu che te ne vai?

– Amo il vento, l’aria e lo spazio;
E me ne vado senza sapere dove,
Con il mio cuore fervente e folle,
Nell’aria che brilla e nel vento che passa.

– Il vento è chiaro nel sole,
Il vento è fresco sulle case,
Il vento piega, con le sue braccia vermiglie,
Da un capo all’altro degli orizzonti,
I fiori rossi e le bionde messi.

– Il Sud, l’Ovest, l’Est, il Nord,
Con le loro palme d’oro,
Con i loro pugni di ghiaccio,
Si rilanciano il vento che passa.

– Ecco che viene dai mari di Napoli e di Messina
Cui il gesto degli dei illuminava i flutti;
Ha scavato i vecchi deserti dove si disegnano
I bianchi festoni di sabbia intorno ai verdi isolotti.
Il suo soffio è affaticato, il suo alito timido,
L’erba si curva appena sui pendii del fosso;
Ha toccato però la fronte delle piramidi
E la grande sfinge l’ha visto passare.

– La stagione cambia, e lentamente il vento si esuma
Vestito di pioggia immensa e di stracci di bruma.

– Ecco che viene verso di noi da orizzonti lividi,
Inghilterra, Jersey, Bretagna, Scozia, Irlanda,
Dove novembre sospende le torpide ghirlande
Dei suoi astri annegati, in pallide nebbie;
È partito, il vento senza gioia e senza luce:
Come un cieco, erra in lontananza sull’oceano
E, appena tocca un capo o urta una pietra,
L’abisso erige un grido gigante.

– Primavera, quando appari sulle pianure deserte,
Il vento raffredda e screpola ancora la tua bellezza verde.

– Ecco che viene dai lunghi paesi dove brilla Mosca,
Dove il Cremlino e le sue cupole d’oro che si muove
Specchiano e rigettano in cielo i soli rossi;
Il vento s’impenna ardente, ruvido, terribile e folle,
Morde la steppa, balza dall’Ucraina in Germania,
Rotola sulla brughiera con un fragore di bronzo
E fa piangere le leggende, sotto le montagne,
Di grotta in grotta, lungo il Reno.

– Il vento, il vento durante le notti d’inverno lucide
Impallidisce i cieli e i lontani come un acido.

– Ecco che viene dal Polo dove alti ghiacciai bianchi
Allineano i loro palazzi di gelo e di silenzio;
Aspro, tranquillo e continuo nei suoi slanci,
Aguzza le rocce come un fascio di lance;
Il suo volo raggiunge i Sund e gli Ural deserti,
Indugia sui fiordi degli Svedesi e dei Norvegesi
E scuote, attraverso l’immensità dei mari,
Tutte le piume della neve.

– Da qualunque parte venga il vento,
Riporta dai suoi viaggi,
Attraverso l’infinito dei campi e dei villaggi,
Non si sa che di sano, di chiaro e di fervente.
Con le sue labbra d’oro sfiorando il suolo delle pianure,
Ha baciato la gioia e il dolore umani
Dappertutto;
I begli orgogli, le vecchie speranze, i desideri folli,
Tutto ciò che mette nell’anima un’attesa immortale,
Lo ha attizzato con le sue quattro ali;
Porta in sé come un grande cuore sacro
Che batte, trasale, esulta o piange
E che egli disperde, a seconda delle stagioni e delle ore,
Verso le felicità brandite o i lutti ignorati.

– Se amo, ammiro e canto con follia
Il vento,
E se ne bevo il vino fluido e vivente
Fino alla feccia,
È perché fa crescere tutto il mio essere e perché prima
Di infiltrarsi, attraverso i miei polmoni e i miei pori,
Fino al sangue di cui vive il mio corpo,
Con la sua forza rude o la sua dolcezza profonda,
Immensamente ha stretto il mondo.

Emile Verhaeren

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-a-gloria-del-vento-emile-verhaeren/