A Georges

Poesi di Victor Hugo Temi InfanziaEpoca XIX secolo

Mio dolce Georges, vieni a vedere una menagerie
Qualunque, da Buffon, al circo, non importa dove;
Senza uscire da Lutezia andiamo in Assiria,
E senza lasciare Parigi partiamo per Timbuctù.

Vieni a vedere i leopardi di Tiro, gli avvoltoi,
L’orso ruggente, il boa formidabile senza rumore,
La zebra, lo sciacallo, l’oncia, e quei due poeti,
L’aquila ebbra di sole, l’avvoltoio pieno di notte.

Vieni a contemplare la lince sagace, l’anfisbena
A cui Giobbe paragonava il suo falso amico Sepher,
E l’oscura tigre nera, il cui maschera d’ebano
Ha due fori fiammeggianti per cui si vede l’inferno.

Vedere da vicino l’uccello fulvo e il brivido delle ali,
È incantevole; avremo, sotto ripari molto sicuri,
Lo spettacolo dei lupi, dei giaguari, delle gazzelle,
E l’abbagliamento divino dei colibrì.

Usciamo dal rumore umano. Vieni al giardino delle piante.
Chiniamoci, attraverso l’ombra dove soffochiamo
Sui dolori di laggiù, vagamente chiamanti,
E sui passi confusi degli sconosciuti profondi.

L’animale è ombra errante nelle tenebre;
Non si sa se ascolta, non si sa se intende;
Ha grida smarrite, ha occhi funebri;
Un’affermazione sublime ne esce tuttavia.

Noi che regniamo, quante cose inutili
Diciamo, senza sapere il male che facciamo!
Quando la verità viene, le siamo ostili,
E contro la ragione abbiamo delle ragioni.

Corbière alla tribuna e Frayssinous in cattedra
Sono molto inferiori alla bestia dei boschi;
L’anima nella foresta sogna e si lascia fare;
Dubito in un tempio, e su un monte credo.

Dio dalle voci dell’ombra oscuramente si nomina;
Nessun Quirinale vale il fauve Pelion;
È bene, quando si è appena sentito parlare l’uomo,
Andare a sentire un po’ ruggire il grande leone.

Victor Hugo

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-a-georges-victor-hugo/