A Elvira

Poesi di Alphonse De Lamartine Raccolta Meditazioni poeticheTemi Amore, Natura, TempoEpoca XIX secolo

Sì, l’Aniene mormora ancora
il dolce nome di Cinzia ai sassi di Tivoli,
Vaucluse ha serbato il caro nome di Laura,
e Ferrara nel secolo futuro
sussurrerà sempre quello di Eleonora!
Felice la bellezza che il poeta adora!
Felice il nome che egli ha cantato!
Tu, che in segreto il suo culto onora,
puoi, puoi morire! nella posterità
egli lascia a ciò che ama una vita eterna,
e l’amante e l’amato sull’ala del genio
salgono, d’un volo uguale, all’immortalità!
Ah! se il mio fragile schifo, battuto dalla tempesta,
grazie a venti più dolci, potesse giungere in porto?
Se soli più belli sorgessero sul mio capo?
Se le lacrime d’una amante, intenerendo il destino,
allontanassero dalla mia fronte le ombre della morte?
Forse?…, sì, perdona, o maestro della lira!
Forse oserei, e che non osa un amante?
Uguagliare la mia audacia all’amore che m’ispira,
e, in canti rivali celebrando il mio delirio,
anche del nostro amore lasciare un monumento!
Così il viaggiatore che nel suo breve passaggio
si riposa un momento all’ombra del vallone,
sull’albero ospitale di cui gustò l’ombra,
prima di partire, ama incidere il suo nome!

Vedi come tutto cambia o muore nella natura?
La terra perde i suoi frutti, le foreste il loro ornamento;
il fiume perde la sua onda nel vasto seno dei mari;
per un soffio dei venti il prato è appassito,
e il carro dell’autunno, sul declivio dell’anno,
rotola, già spinto dalla mano degli inverni!
Come un gigante armato d’un glaive inevitabile,
che raggiunge a caso tutti gli esseri diversi,
il tempo con la morte, d’un volo infaticabile
rinnova fuggendo questo mobile universo!
Nell’eterno oblio cade ciò che miete:
come una rapida estate vede cadere la sua corona
nel cesto delle spigolatrici!
Come un tralcio ingiallito vede la feconda autunno
consegnare i suoi frutti dorati al carro dei vendemmiatori!
Cadrete così, brevi fiori della vita!
Giovinezza, amore, piacere, fuggitiva bellezza!
Bellezza, dono d’un giorno che il cielo ci invidia,
così cadrete, se la mano del genio
non vi rende l’immortalità!
Guarda con occhio di pietà la volgare giovinezza,
brillante di bellezza, inebriandosi di piacere!
Quando avrà prosciugato la sua coppa incantatrice,
che resterà di lei? appena un ricordo:
la tomba che l’attende l’inghiotte tutta intera,
un silenzio eterno succede ai suoi amori;
ma i secoli saranno passati sulla tua polvere,
Elvira, e tu vivrai sempre!

Alphonse de Lamartine

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poema-a-elvira-alphonse-de-lamartine-2/