Va bene; poiché al senato, poiché alla putredine,
Tu poni, calmo, altero, fiero, la tua candidatura,
Poiché tendi la mano all’argento di Cesare,
Poiché la tua coscienza è quotata al bazar,
Poiché prendi il tuo posto nell’infamia infinita,
Non ti disturbare, getta al popolo l’ironia.
Essere il servitore del nemico pubblico,
Avere le flessuose torsioni del basilisco,
Vendere ai devoti altezzosi bassi atei,
Disperdere nei venti cose sfacciate,
Offrire la tua retorica abietta a chiunque venga,
Collaborare nell’ombra al crimine raggiante,
Sbavare, sporcare, avere l’onta per compagna,
Essere un saltimbanco in più in questa mascherata,
È ciò che ora puoi fare di meglio.
Così, quando la passante dalle braccia bianche, dai dolci occhi,
Che fu donna d’onore, si fa figlia di gioia,
Quando è diventata un letamaio, una preda,
Un seno che di notte si offre a chi lo vuole comprare,
Non le resta che ridere, danzare, cantare,
E divertirsi finché non cada
Carogna all’ospedale e spettro nella tomba.
30 maggio 1875.
Victor Hugo
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-va-bene-poiche-al-senato-poiche-alla-putredine-victor-hugo/
