XXXIV
I campi non erano neri, i cieli non erano mesti.
No, il giorno raggiava in un azzurro senza confini
Sulla terra disteso,
L’aria era piena d’incenso e i prati di verzure
Quando rivide quei luoghi dove per tante ferite
Il suo cuore si è sparso!
L’autunno sorrideva; i poggi verso la pianura
Chinavano i loro boschi incantevoli che appena ingiallivano;
Il cielo era dorato;
E gli uccelli, rivolti a colui che tutti nominano,
Dicendo forse a Dio qualcosa dell’uomo,
Cantavano il loro canto sacro!
Volle tutto rivedere, lo stagno presso la sorgente,
La catapecchia dove l’elemosina aveva vuotato la loro borsa,
Il vecchio frassino piegato,
I rifugi d’amore in fondo ai boschi perduti,
L’albero dove nei baci le loro anime confuse
Avevano tutto dimenticato!
Cercò il giardino, la casa isolata,
La cancellata donde l’occhio spazia in un viale obliquo,
I frutteti in pendio.
Pallido, camminava. — Al rumore del suo passo grave e cupo,
Vedeva a ogni albero, ahimè! drizzarsi l’ombra
Dei giorni che non sono più!
Udiva fremere nella foresta che ama
Quel dolce vento che, facendo tutto vibrare in noi stessi,
Vi risveglia l’amore,
E, muovendo la quercia o cullando la rosa,
Sembra l’anima di tutto che su ogni cosa
Va a posarsi a sua volta!
Le foglie che giacevano nel bosco solitario,
Sforzandosi sotto i suoi passi di sollevarsi da terra,
Correvano nel giardino;
Così, talvolta, quando l’anima è triste, i nostri pensieri
S’involano un momento sulle loro ali ferite,
Poi ricadono d’un tratto.
Contemplò a lungo le forme magnifiche
Che la natura assume nei campi pacifici;
Sognò fino a sera;
Tutto il giorno errò lungo la radura,
Ammirando a turno il cielo, volto divino,
Il lago, divino specchio!
Ahimè! ricordando le sue dolci avventure,
Guardando, senza entrare, al di sopra dei recinti,
Come un paria,
Errò tutto il giorno. Verso l’ora in cui scende la notte,
Si sentì il cuore triste come una tomba,
Allora gridò:
“” O dolore! ho voluto, io la cui anima è turbata,
Sapere se l’urna ancora conservava il liquore,
E vedere che cosa aveva fatto questa valle felice
Di tutto ciò che avevo lasciato là del mio cuore!
“” Quanto poco tempo basta per cambiare ogni cosa!
Natura dalla fronte serena, come voi dimenticate!
E come spezzate nelle vostre metamorfosi
I fili misteriosi onde i nostri cuori sono legati!
“” Le nostre stanze di fogliame in sterpaglie sono mutate!
L’albero dove fu il nostro monogramma è morto o rovesciato;
Le nostre rose nel recinto sono state devastate
Dai bambini che saltano il fossato!
“” Un muro chiude la fontana dove, nell’ora afosa,
Gaia, ella beveva scendendo dai boschi;
Prendeva l’acqua nella sua mano, dolce fata,
E lasciar ricadeva perle dalle sue dita!
“” Hanno lastricato la strada aspra e mal livellata,
Dove, nella sabbia pura disegnandosi così bene,
E della sua piccolezza stendendo l’ironia,
Il suo piede incantevole sembrava ridere accanto al mio!
“” La pietra miliare del cammino, che vide giorni innumerevoli,
Dove un tempo per attendermi ella amava sedersi,
Si è consumata urtando, quando la strada è scura,
I grandi carri gementi che ritornano la sera.
“” La foresta qui manca e là si è ingrandita.
Di tutto ciò che fummo quasi nulla è vivo;
E, come un mucchio di cenere spenta e raffreddata,
L’ammasso dei ricordi si disperde a ogni vento!
“” Non esistiamo dunque più? Abbiamo avuto la nostra ora?
Nulla ce la renderà ai nostri gridi superflui?
L’aria gioca con il ramo nel momento in cui io piango;
La mia casa mi guarda e non mi conosce più.
“” Altri ora passeranno dove noi passammo.
Noi vi siamo venuti, altri vi verranno;
E il sogno che avevano abbozzato le nostre due anime,
Essi lo continueranno senza poterlo finire!
“” Poiché nessuno quaggiù termina e compie;
I peggiori degli uomini sono come i migliori;
Ci svegliamo tutti nello stesso punto del sogno.
Tutto comincia in questo mondo e tutto finisce altrove.
“” Sì, altri a loro volta verranno, coppie senza macchia,
Ad attingere in questo asilo felice, calmo, incantato,
Tutto ciò che la natura all’amore che si cela
Mescola di fantasticheria e di solennità!
“” Altri avranno i nostri campi, i nostri sentieri, i nostri rifugi;
Il tuo bosco, mia amata, appartiene a sconosciuti.
Altre donne verranno, bagnanti indiscrete,
A turbare l’onda sacra che i tuoi piedi nudi toccarono!
“” Come! invano dunque qui ci amammo!
Nulla ci resterà di questi poggi fioriti
Dove fondevamo il nostro essere mescolandovi le nostre fiamme!
L’impassibile natura ha già tutto ripreso.
“” Oh! ditemi, burroni, freschi ruscelli, pergole mature,
Rami carichi di nidi, grotte, foreste, cespugli,
È forse per altri che farete i vostri mormorii?
È forse ad altri che direte le vostre canzoni?
“” Noi vi comprendevamo tanto! dolci, attenti, austeri,
Tutti i nostri echi si aprivano così bene alla vostra voce!
E porgevamo così bene, senza turbare i vostri misteri,
L’orecchio alle parole profonde che dite talvolta!
“” Rispondete, valle pura, rispondete, solitudine,
O natura riparata in questo deserto così bello,
Quando noi dormiremo entrambi nell’atteggiamento
Che ai morti pensosi dà la forma del sepolcro;
“” Sarete voi a tal punto insensibile
Da saperci coricati, morti con i nostri amori,
E da continuare la vostra festa pacifica,
E da sorridere sempre e cantare sempre?
“” Forse che, sentendoci errare nei vostri rifugi,
Fantasmi riconosciuti dai vostri monti e dai vostri boschi,
Voi non ci direte di quelle cose segrete
Che si dicono rivedendo amici d’altri tempi?
“” Potreste voi, senza tristezza e senza lamento,
Vedere le nostre ombre fluttuare dove camminarono i nostri passi,
E vederla trascinarmi, in un cupo abbraccio,
Verso qualche fonte in pianto che singhiozza sommessa?
“” E se c’è da qualche parte, nell’ombra dove nulla veglia,
Due amanti sotto i vostri fiori che riparano i loro trasporti,
Non andrete voi a mormorare loro all’orecchio:
— Voi che vivete, date un pensiero ai morti!
“” Dio ci presta un momento i prati e le fontane,
I grandi boschi frementi, le rocce profonde e sorde
E i cieli azzurri e i laghi e le pianure,
Per mettervi i nostri cuori, i nostri sogni, i nostri amori!
“” Poi ce li riprende. Egli spegne la nostra fiamma;
Egli immerge nella notte l’antro dove risplendiamo;
E dice alla valle, dove si impresse la nostra anima,
Di cancellare la nostra traccia e dimenticare i nostri nomi.
“” Ebbene! dimenticateci, casa, giardino, ombre!
Erba, consuma la nostra soglia! rovo, nascondi i nostri passi!
Cantate, uccelli! ruscelli, scorrete! crescete, fogliami!
Coloro che voi dimenticate non vi dimenticheranno.
“” Poiché voi siete per noi l’ombra dell’amore stesso!
Voi siete l’oasi che s’incontra in cammino!
Voi siete, o valle, il rifugio supremo
Dove abbiamo pianto tenendoci per mano!
“” Tutte le passioni s’allontanano con l’età,
L’una portando la sua maschera e l’altra il suo coltello,
Come uno stormo canterino di istrioni in viaggio
Il cui gruppo decresce dietro il poggio.
“” Ma te, nulla ti cancella, o amore! te che ci incanti,
Te che, torcia o fiaccola, splendi nella nostra nebbia!
Tu ci tieni con la gioia, e soprattutto con le lacrime;
Giovane ti si maledice, vecchio ti si adora.
“” In quei giorni in cui la testa al peso degli anni s’inclina,
In cui l’uomo, senza progetti, senza meta, senza visioni,
Sente di non essere già più che una tomba in rovina
Dove giacciono le sue virtù e le sue illusioni;
“” Quando la nostra anima sognando scende nelle nostre viscere,
Contando nel nostro cuore, che infine il ghiaccio raggiunge,
Come si contano i morti su un campo di battaglia,
Ogni dolore caduto e ogni sogno spento,
“” Come qualcuno che cerca tenendo una lampada,
Lungi dagli oggetti reali, lungi dal mondo ridente,
Essa arriva a passi lenti per una rampa oscura
Fino al fondo desolato del gorgo interiore;
“” E là, in questa notte che nessun raggio costella,
L’anima, in una piega oscura dove tutto sembra finire,
Sente qualcosa ancora palpitare sotto un velo…
Sei tu che dormi nell’ombra, o sacro ricordo! “”
21 ottobre 1837.
Victor Hugo
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-tristezza-dolympio-victor-hugo/
