L’aprile boreale

Poesi di Charles-Nérée Beauchemin Raccolta Les floraisons matutinalesEpoca XIX secolo

È forse aprile? Sulla collina
Gorgheggia una voce carezzevole,
Dall’alba a sera.
È forse il canto del fanello?
È forse un flauto? è forse la nota
Del merlo nero?

Malgrado la pioggerella e la grandine,
Il virtuoso dalla voce esile
Canta sempre;
Su mille toni egli ricomincia
La malinconica romanza
Dei suoi amori.

Il cantore, di ritorno dalle Floride,
Del chiaro azzurro dei cieli torridi
Ricordandosi,
Tra le braccia dei faggi in lacrime
Dice i suoi rimpianti e le sue ambasce
A chiunque passi.

Sorpreso in volo dalla neve,
Egli teme ancora il corteo
Dei neri aquiloni;
E la sua vocalizzazione toccante
Sospira e cicala, piange e canta
Nello stesso tempo.

Fuggite, nuvole, acquazzoni,
Grandine, nebbie, aspri geli,
Vento boreale!
Fuggite! La natura t’implora,
Tardiva e languente aurora
Di fiorile.

Con un cielo azzurro d’ametista,
Con il fascino vago e triste
Dei boschi deserti,
Un ritmo nuovo s’armonizza.
Dolce usignolo, il tuo lamento squisito
Incanta le aure!

Talvolta, con la sua voce più chiara,
L’uccello, il cui canto s’accelera,
Stilla un trillo:
In questo vivo bagliore d’allegrezza,
Siete voi che egli richiama e che affretta,
Bei giorni d’aprile.

Già colline e valli
Han visto fondersi ai raggi del sole
Neve e ghiacciuoli;
E, quando mezzogiorno fiammeggia, s’eleva
Profumi di resina e di linfa
Nei cespugli.

Qual soffio ha messo queste tinte dolci
Sulle punte dei freddolosi germogli?
Qual silfo dipinge
Di quel incantevole verde veronese
Le giovani gemme del larice
E dell’abete?

Sotto gli aliti riscaldati
Che ci portano queste folate
D’aria umida e dolce,
Ci sembra che tutto rinascerà.
Si sente come un flusso di giovinezza
Scorrere in noi.

Tutto era morto nelle fustaie;
Ecco, all’improvviso, piene le siepi,
Pieni i solchi,
Di sole, di uccelli, di brezze,
Pieno il cielo, piene le foreste grigie,
Piene le vallate.

Non è più una voce timida
Che prelude nell’aria umida,
Sotto i boschetti;
È un’alba musicale universale;
Si direbbe che l’azzurro stilli
Di cinguettii.

Davanti a questo rinnovarsi delle cose,
Io sogno idilli rosa;
Vi rivedo,
Prima stagione, begli anni,
Coronati di fiori di sogno,
Come un tempo.

E, mentre nelle radure
Sussurrano le voci primaverili,
Anch’io odo
Gorgheggiare l’anima ferita,
La tanto dolce voce intenerita
Delle mie primavere.

Charles-Nérée Beauchemin

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-laprile-boreale-charles-neree-beauchemin/