La piccola Vergine Maria
passa le sere di maggio per il prato,
i suoi piedi leggeri sfiorando le brume,
i suoi due piedi bianchi come due piume.
Se ne va come un’infanta,
corpetto dritto, gonne gonfie,
con, alla cintura, un rumore che si muove
e chiaro di rosario d’argento.
Ai due lati del fiume
crescono a ciuffi i fiori di malva,
ma la Vergine, di sponda in sponda,
cerca solo i gigli regali
che si ergono in riva all’acqua
come fiamme di spade.
E poi afferra tra le sue dita,
un po’ rigide di amido secolare,
un insetto che dorme, ali smeraldine,
nel cuore delle piante fecondate.
E con la sua dolce mano, infine,
stacca una capra che bruca
al suo picchetto, in riva alle strade,
e dolcemente la bacia e l’accarezza
e gentilmente la conduce al guinzaglio.
Allora, la piccola Vergine Maria
se ne viene a trovare il vecchio tiglio del prato,
i cui rami simili a trofei
racchiudono le mille leggende,
e, umile, rivolge infine queste tre offerte,
sotto il grande albero, alle buone fate,
che un tempo, al tempo delle meravigliose signorie,
furono come lei anch’esse
le buone dame del prato.
Emile Verhaeren
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-la-piccola-vergine-emile-verhaeren/
