Poiché questo mondo esiste, conviene tollerarlo.
Sappiamo considerare gli esseri senza collera.
Quest’uomo è il borghese del secolo in cui viviamo.
Un tempo vendeva sevi e saponi,
Ora è ricco; ha prati, boschi, vigne.
Detesta il popolo, non ama i nobili;
Essendo figlio di un portinaio, trova in questo tempo
Inutile che si sia figli dei Montmorency.
È severo. È virtuoso. È membro,
Avendo bei tappeti sotto i piedi in dicembre,
Del gran partito dell’ordine e della gente onesta.
Odia gli innamorati e gli intelligenti;
Fa un po’ l’elemosina, fa un po’ l’usura;
Dice del progresso santo, della libertà pura,
Del diritto delle nazioni: non ne voglio!
Ha quel grosso buon senso del caro Sancho Panza
Che lascerebbe morire all’ospedale Cervantes;
Ammira Boileau, accarezza le serve,
E grida, dopo aver gualcito Jeanneton,
Contro l’immoralità del romanzo d’appendice.
Alla messa, dove senza fallo va ogni domenica,
Porta sotto il braccio Gesù dorato sui tagli,
Il presepio, il calvario e il Dies illa.
— Non che tra noi io creda a queste sciocchezze,
Ci dice. — Se ci va, ciò dipende dalla sua gloria,
È che il popolo vile crederà, vedendolo credere,
È che bisogna abbrutire questa gente, perché ha fame,
È che un buon Dio qualsiasi è necessario infine.
Su questo, fate largo, lo svizzero bussa, egli entra,
Spiega al banco d’opera un maestoso ventre,
Fiero di sentire che prende, nella sua devozione,
Il popolo al guinzaglio e Dio sotto la sua protezione.
Victor Hugo
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-il-sostegno-degli-imperi-victor-hugo/
