A Paul-Napoléon Roinard
Ho gettato nel nobile fuoco
Che trasporto e che adoro
Mani vive e fuoco stesso
Questo Passato queste teste di morti
Fiamma faccio ciò che tu vuoi
Il galoppo improvviso delle stelle
Non essendo che ciò che diventerà
Si unisce al nitrito maschile
Dei centauri nei loro haras
E dei grandi lamenti vegetali
Dove sono queste teste che avevo
Dov’è il Dio della mia giovinezza
L’amore è diventato cattivo
Che nel rogo le fiamme rinascano
La mia anima al sole si spoglia
Nella pianura sono cresciute fiamme
I nostri cuori pendono dai limoni
Le teste tagliate che mi acclamano
E gli astri che hanno sanguinato
Non sono che teste di donne
Il fiume appuntato sulla città
Ti fissa come un vestito
Partendo all’anfione docile
Tu subis tutti i toni incantevoli
Che rendono le pietre agili
***
Io brucio nel rogo dall’ardore adorabile
E le mani dei credenti mi ci rigettano molteplice innumerevolmente
Le membra degli intercisi bruciano accanto a me
Allontanate dal rogo le ossa
Io basto per l’eternità a mantenere il fuoco delle mie delizie
E degli uccelli proteggono con le loro ali il mio volto e il sole
O Memoria Quante razze che degenerano
Dai Tindaridi alle vipere ardenti della mia felicità
E i serpenti non sono che i colli dei cigni
Che erano immortali e non erano cantori
Ecco la mia vita rinnovata
Grandi vascelli passano e ripassano
Io immergo ancora una volta le mie mani nell’Oceano
Ecco il piroscafo e la mia vita rinnovata
Le sue fiamme sono immense
Non c’è più nulla in comune tra me
E quelli che temono le bruciature
***
Discendendo dalle altezze dove pensa la luce
Giardini ruotanti più in alto di tutti i cieli mobili
L’avvenire mascherato brucia attraversando i cieli
Noi attendiamo il tuo beneplacito o amica mia
Osso appena guardare la divina mascherata
Quando si farà azzurra sull’orizzonte la Desirada
Al di là della nostra atmosfera si eleva un teatro
Che costruì il verme Zamir senza strumento
Poi il sole tornò a illuminare le piazze
D’una città marina apparsa in alto
Sui tetti si riposavano le colombe basse
E il gregge di sfingi ritorna alla sfingeria
A piccoli passi Egli udrà il canto del pastore tutta la vita
Lassù il teatro è costruito con il fuoco solido
Come gli astri di cui si nutre il vuoto
Ed ecco lo spettacolo
E per sempre sono seduto in una poltrona
La mia testa le mie ginocchia i miei gomiti vano pentacolo
Le fiamme sono cresciute su di me come foglie
Attori inumani chiare bestie nuove
Danno ordini agli uomini addomesticati
Terra
O Strappata che i fiumi hanno rammendata
Preferirei notte e giorno nelle sfingerie
Voler sapere perché infine mi ci divorassero
Guillaume Apollinaire
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-il-rogo-guillaume-apollinaire/
