Quando il Dio che mi colpisce, intenerito dalle mie lacrime,
Dal mio cuore oppresso solleva un poco la mano,
E, concedendo qualche tregua alle mie lunghe angosce,
Lascia asciugare i miei occhi e respirare il mio petto;
D’improvviso, come l’onda respinta dal lido
Ai bordi che l’hanno infranta ritorna gemendo,
O come il giunco, vano giocattolo della tempesta,
Che si piega e rimbalza sotto la mano del passante,
Il mio cuore torna a Dio, più docile e più tenero,
E dei suoi castighi perdendo il ricordo,
Come un bambino sottomesso non osa fargli udire
Che un mormorio amoroso per lamentarsi e benedire!
Quanto era lugubre e oscuro il lutto della mia anima!
Quante notti senza papaveri, quanti giorni senza sole!
Quante volte ho contato i passi del tempo nell’ombra,
Quando le ore passavano senza portare il sonno!
Ma lungi da me quei tempi! che l’oblio li divori!
Ciò che non è più per l’uomo è mai stato?
Qualche giorno è perduto; ma la felicità ancora,
Può fiorire sotto i miei occhi come un fiore d’estate!
Tutti i giorni sono tuoi! che t’importa del loro numero?
Tu dici: il tempo si affretta, o torna sui suoi passi;
Ebbene! non sei tu colui che fece retrocedere l’ombra
Sul quadrante colmo di un re che tu salvasti?
Se tu volessi! così il torrente della mia vita,
Alla sua sorgente oggi risalendo senza sforzo,
Nutrirebbe di nuovo la mia giovinezza inaridita,
E delle sue onde vermiglie feconderebbe le sue rive;
Questi capelli di cui la neve, ahimè! appena inargenta
Una fronte dove il dolore ha inciso il passato,
Si ombreggerebbero ancora della loro ciocca d’ebano,
Puri come l’onda dove il cigno è passato!
L’amore ravviverebbe lo splendore di quelle pupille,
E quel focolare del cuore, negli occhi ripetuto,
Lancerebbe di nuovo quelle caste scintille
Che di un desiderio timido fanno arrossire la bellezza!
Dio! lasciatemi cogliere questa palma feconda,
E nel mio seno rapito portarla per sempre,
Come il torrente porta nella sua onda
Le rose di Saron che profumano il suo corso!
Quando potrò vederla sul bambino che riposa
Chinarsi dolcemente nel silenzio delle notti?
Quando vedrò i suoi figli dalle loro labbra di rosa
Sospendersi al suo seno come l’ape ai gigli!
All’ombra del fico, presso il corso dell’onda,
Lontano dall’occhio dell’invidia e dai passi del perverso,
Costruirò per loro un nido nel mondo,
Come su uno scoglio la rondine dei mari!
Là, senza abbeverarli a quelle fonti amare
Dove l’umana sapienza ha mescolato il suo veleno,
Dalla mia bocca fedele alle lezioni dei miei padri,
Per unica sapienza impareranno il tuo nome!
Là lascerò loro, per unica eredità,
Tutto ciò che ai suoi piccoli lascia l’uccello del cielo,
L’acqua pura del torrente, un nido sotto il fogliame,
I frutti caduti dall’albero, e il mio posto al sole!
Allora, la fronte carica di ghirlande appassite,
Come un vecchio olivo tra i suoi polloni,
Vedrò dei miei figli gli anni brillanti
Nascondere il mio tronco appassito sotto i loro giovani festoni!
Allora intonerò l’inno della mia vecchiaia,
E, convitato ebbro dei vini della tua bontà,
Passerò la coppa alle mani della giovinezza,
E mi addormenterò nella mia felicità!
Alphonse de Lamartine
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-consolazione-alphonse-de-lamartine/
