Il vecchio rospo della notte glauca
Verso la luna di fiele e d’oro,
È lui, laggiù, tra i canneti,
La cupa bocca a fior d’acqua,
Che gracchia.
Laggiù, tra i canneti,
Quegli occhi immensamente aperti
Sui mezzanotti dell’universo,
È lui, tra i canneti,
Il vecchio rospo dei miei singhiozzi.
Quando le macchie dei veleni stellari
Mordono il piombo degli orizzonti
– Ascolta, si raspa del ferro per la distesa –
È lui, questa voce sempre udita,
Laggiù tra i canneti.
Monotoni, a fior d’acqua,
Monotoni, come cardini,
Monotoni, se ne vanno i suoni
Monotoni, per gli autunni.
Le notti non sono abbastanza lunghe
Perché si esauriscano i dittonghi,
Tutti uguali, di questi suoni,
Che si sfiorano come cardini.
Né i maestrali abbastanza stridenti,
Né gli inverni abbastanza mordenti
Con il loro triplo ordine di denti,
Gelo, brina e neve,
Perché più non salgano in corteo
I lamentevoli lamenti
Del vecchio rospo dei miei singhiozzi.
Emile Verhaeren
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-come-tutte-le-sere-emile-verhaeren/
