Dite, qual è il passo
Dei mille passi che vanno e passano
Sulle grandi strade dello spazio,
Dite, qual è il passo
Che dolcemente, una sera, davanti alla mia porta bassa
Si fermerà?
È umile, la mia porta,
E povera, la mia casa.
Ma queste cose non importano.
Guardo rientrare in me tutto l’orizzonte
A ogni ora del giorno, aprendo la mia finestra;
E la luce e l’ombra e il vento delle stagioni
Sono la gioia e la forza e lo slancio del mio essere.
Se non ho più in me quell’angoscia di Dio
Che fece morire i santi e i martiri a Roma,
Il mio cuore, che ha cambiato solo legami e voti,
Prova in sé l’amore e l’angoscia dell’uomo.
Dite, qual è il passo
Dei mille passi che vanno e passano
Sulle grandi strade dello spazio,
Dite, qual è il passo
Che dolcemente, una sera, davanti alla mia porta bassa
Si fermerà?
Coglierò le mani, nelle mie due mani tese,
Di quest’uomo che verrà
Dal confine del mondo, con il suo passo;
E davanti all’ombra e alle sue cento fiamme sospese
Lassù, nel firmamento,
Noi taceremo a lungo
Lasciando agire il benevolo silenzio
Per placare l’emozione e la doppia cadenza
Dei nostri due cuori battenti.
Non importa da dove mi venga
Se c’è qualcuno che ama e crede
E che eleva e che sostiene
Lo stesso ardore che sale in me.
Allora quanto tutti e due saremo commossi di essere
Ardenti e fraterni, l’uno per l’altro, all’improvviso,
E quanto i nostri due cuori saranno fieri di essere umani
E chiari e fiduciosi senza ancora conoscersi!
Ci si dirà la propria vita con il desiderio folle
Di essere sinceri e veri fino in fondo all’anima,
Di confondere in un flusso: errori, perdoni e biasimi,
E di piangere insieme piegando le ginocchia.
Oh! bella e brusca gioia! Oh! rara e aspra ebbrezza!
Oh! condivisione di forza e audacia ed emozione,
Oh! sguardi discesi fino in fondo a se stessi
Che risalite carichi di un’immensa tenerezza,
Voi unirete così bene il nostro doppio fervore
Di uomini che, all’improvviso, sono esaltati di se stessi
Che solleverete fino al piano supremo
Il loro amore patetico e la loro totale felicità!
E ora
Che eccoci alla finestra
Davanti al firmamento,
Avendo imparato a conoscerci
E amandoci,
Guardiamo, dite, con quale attrazione,
L’universo che ci parla attraverso il suo silenzio.
Lo ascoltiamo anche confessarsi a noi
Con i suoi astri e le sue foreste e le sue montagne
E la sua brezza che va e viene per le campagne
Sfiorare nello stesso tempo e la rosa e l’agrifoglio.
Ascoltiamo chiacchierare la sorgente attraverso l’erba
E i flessuosi rami cantare attorno ai fiori;
Comprendiamo il loro inno e sorprendiamo il loro verbo
E il nostro amore si riempie di nuovi ardori.
Ci cambiamo l’un l’altro, al sentirci insieme
Vivere e bruciare di un fuoco intensamente umano,
E nel nostro essere dove l’avvenire spera e trema,
Abbozziamo il cuore dell’uomo di domani.
Dite, qual è il passo
Dei mille passi che vanno e passano
Sulle grandi strade dello spazio,
Dite, qual è il passo
Che dolcemente, una sera, davanti alla mia porta
Si fermerà?
Emile Verhaeren
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-al-passante-di-una-sera-emile-verhaeren/
