A Paul Vérola.
Quando la bianca cicogna, attraverso il cielo azzurro,
battendo a larghi colpi d’aria la sua possente ala,
il collo teso, i piedi rosa pendenti sotto di sé,
vola verso i climi d’oro, d’azzurro e di fuoco,
rapita nel suo sogno, e bevendo nell’etere
l’ebbrezza dei lampi, appena percepisce
il lungo snodarsi dell’incessante pianura,
dei fiumi, delle foreste, delle valli, del mare;
i campi e i poggi, uscendo dall’orizzonte,
scompaiono d’un tratto in una fuga minima;
e le grandi città, come in fondo a un abisso,
esistono solo un istante e s’allontanano d’un balzo;
un giorno le fa varcare i confini di un paese;
nei venti che fende o che precede,
infaticabilmente il suo forte desiderio la lancia
verso i cieli dai soli sempre dischiusi.
Ma d’un tratto il suo sguardo prodigioso ha visto,
nella fenditura d’una roccia, sotto un piede di felce,
strisciare il glissare furtivo d’una vipera;
il suo inflessibile volo d’un colpo s’è abbattuto.
Quando la sua caduta s’arresta e risale in volo,
ella porta con sé, nell’aria fremente, il rettile,
e, nel becco color d’aurora, lo mutila,
mentre in neri avvolgimenti si annoda e si torce.
Allora, pensando sempre agli splendenti soli,
alle lunghe soste sul bordo delle acque sacre,
o sui minareti dalle cupole dorate
dove la sera luminosa riversa flutti vermigli,
gioiosa, riprende, alla calma altezza
donde le terre senza fine ridiventano lontane,
il suo volo splendido, di cui l’orlo nero delle sue penne
isola nell’azzurro lo sfolgorante candore.
Auguste Angellier
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poemetto-la-cicogna-auguste-angellier/
