La tranquilla abitudine dalle mani silenziose
Medica, di giorno in giorno, le nostre più grandi ferite;
Essa pone sui nostri cuori le sue bende sicure
E vi versa senza fine i suoi oli obliviosi;
I più nobili dolori, che vorrebbero difendersi,
Desiderosi di durare per l’amore che contengono,
Sentono il bisogno caro e di cui si nutrono
Diventare, loro malgrado, meno fiero e più tenero;
E, ogni giorno, le mani assopitrici e dolci,
Le insensibili mani della lenta Abitudine,
Stringono un poco di più la strana quiete
In cui il male assopito si sottomette e si smussa;
E dello stesso tocco con cui addormenta la pena,
Dello stesso sfioramento delicato che ripassa
Sempre, essa toglie il lustro, spegne, cancella,
Come un riflesso, in uno specchio, sotto un alito,
I gesti, il sorriso e il viso stesso
La cui presenza era divina e micidiale;
Essi impallidiscono coperti di una fine polvere;
La fonte dei rimpianti diventa velata e smorta.
Ad ogni ora placando la sofferenza ammollita,
Togliendo del loro splendore alle voluttà perdute,
Essa avvicina così con le sue mani assidue,
Il passato del presente, e li riconcilia;
Il dolore si attenua per minori delizie;
La ferita addolcita e calma si richiude;
E le alte disperazioni, che si volevano senza termine,
Si sentono lentamente cambiate in cicatrici;
E colui che custodisce la sua cupa inquietudine.
Che verserebbe lacrime sulla sua dolore dissolta,
Più di tutti i tormenti e le grida vi teme,
Silenziose mani della lenta Abitudine
Auguste Angellier
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poema-labitidine-auguste-angellier/
