Tutto è mistero in Amore,
Le sue frecce, la sua faretra, la sua fiaccola, la sua infanzia.
Non è opera di un giorno
Esaurire questa scienza.
Non pretendo dunque di spiegare tutto qui.
Il mio scopo è solo dire, a modo mio,
Come il cieco che vedete qui
(È un dio), come, dico, perse la luce;
Quale seguito ebbe questo male, che forse è un bene;
Ne faccio giudice un amante, e non decido nulla.
La Follia e l’Amore giocavano un giorno insieme.
Questi non era ancora privo degli occhi.
Una disputa sorse: Amore vuole che si raduni
Su ciò il consiglio degli dei.
L’altra non ebbe pazienza;
Gli dà un colpo così furioso,
Che perde lo splendore dei cieli.
Venere ne chiede vendetta.
Donna e madre, basta per giudicare le sue grida:
Gli dei ne furono storditi,
E Giove, e Nemesi,
E i giudici dell’inferno, insomma tutta la banda.
Ella rappresentò l’enormità del caso.
Suo figlio, senza un bastone, non poteva fare un passo:
Nessuna pena era per questo crimine abbastanza grande.
Il danno doveva essere anche riparato.
Quando si fu ben considerato
L’interesse del pubblico, quello della parte,
Il risultato infine della suprema corte
Fu di condannare la Follia
A servir da guida all’Amore.
Jean de La Fontaine
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-amore-e-follia-jean-de-la-fontaine/
