A Louis Montégut.
Squisito musicista, davanti al suo cavalletto,
il pittore dai capelli d’oro, dalla barba fiorita
canticchia. E intanto pennelleggia con furia
la tela, perché davvero quel soggetto gli piace
Il modello è una tigre, una vera tigre, completa,
viva e miagolante come nella sua patria;
questa tigre posa male, il suo movimento varia,
non è più il profilo che il pittore voleva.
Bisogna vedere che artigli, che gelosia…
E il pittore, cantando canti di usignolo,
spinge la bestia, che ruggisce. Lui si estasia.
E col suo pennello nero, che corre d’un volo leggero,
semina fra il pelo striato «La Fantasia»,
croma, e sospiro e diesis e bemolle.
—–
Sono un uomo morto da parecchi anni;
le mie ossa sono ricoperte di rose appassite.
—–
Peggio per la virtù! Pulcinella ubriacone,
e doppiamente gobbo, si beffa dei processi,
del diavolo, della morte; dopo tanti misfatti!
E noi tutti l’adoriamo. Perché? Perché mena botte!
Charles Cros
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-scena-datelier-charles-cros-2/
