A Arsène Houssaye.
Boschi frementi, cielo stellato,
il mio bene se n’è andato,
portando con sé il mio cuore desolato!
Venti, che i vostri lamentosi mormorii,
che i vostri canti, usignoli incantatori,
vadano a dirgli che io muoio!
La prima sera che venne qui
l’anima mia fu alla sua mercé.
Di fierezza non ebbi più cura.
I miei sguardi erano pieni di confessioni.
Egli mi prese nelle sue braccia nerborute
e mi baciò vicino ai capelli.
Ne ebbi un gran fremito;
e poi, non so più come
egli divenne il mio amante.
E, benché mi fosse sconosciuto,
lo strinsi sul mio seno nudo
quando nella mia stanza venne.
*
Gli dicevo: «Tu mi amerai
finché potrai!»
Non dormivo bene che fra le sue braccia.
Ma lui, sentendo il suo cuore spento,
se n’è andato l’altra mattina,
senza di me, in un paese lontano.
*
Poiché non ho più il mio amico,
morrò nello stagno, tra
i fiori, sotto il flutto addormentato.
Al rumore del fogliame e delle acque,
dirò il mio dolore agli uccelli
e scosterò le canne.
Ferma sulla riva, al vento
dirò il suo nome, sognando
che là lo attesi spesso.
E come in un sudario dorato,
nei miei capelli sciolti, in balìa
del flutto mi abbandonerò.
*
Le gioie passate verseranno
il loro dolce chiarore sulla mia fronte;
e i giunchi verdi mi avvilupperanno.
E il mio seno crederà, fremente
sotto l’abbraccio carezzevole,
di subire la stretta dell’assente.
*
Che il mio ultimo respiro, portato
nei profumi del vento d’estate,
sia un sospiro di voluttà!
Che voli, farfalla incantata
dall’attrattiva delle rose di maggio,
sulle labbra del bene amato!
Charles Cros
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-notturno-charles-cros/
