La preghiera

Poesi di Alphonse De Lamartine Raccolta Meditazioni poeticheEpoca XIX secolo

Il re brillante del giorno, che si corica nella sua gloria,
Discende lentamente dal suo carro di vittoria.
La nuvola splendente che lo cela ai nostri occhi
Conserva in solchi d’oro la sua traccia nei cieli,
E d’un riflesso di porpora inonda la distesa.
Come una lampada d’oro, nell’azzurro sospesa,
La luna si bilancia ai bordi dell’orizzonte;
I suoi raggi affievoliti dormono sul prato,
E il velo delle notti sui monti si dispiega:
È l’ora in cui la natura, un momento raccolta,
Tra la notte che cade e il giorno che fugge,
Si eleva al Creatore del giorno e della notte,
E sembra offrire a Dio, nel suo brillante linguaggio,
Della creazione il magnifico omaggio.
Ecco il sacrificio immenso, universale!
L’universo è il tempio, e la terra è l’altare;
I cieli ne sono la cupola: e questi astri senza numero,
Questi fuochi semivelati, pallido ornamento dell’ombra,
Nella volta d’azzurro con ordine seminati,
Sono le sacre fiaccole per questo tempio accese:
E queste nuvole pure che un giorno morente colora,
E che un soffio leggero, dal tramonto all’aurora,
Nelle pianure dell’aria, ripiegando mollemente,
Rota in fiocchi di porpora ai bordi del firmamento,
Sono i flutti dell’incenso che sale e svapora
Fino al trono del Dio che la natura adora.
Ma questo tempio è senza voce. Dove sono i santi concerti?
Da dove si eleverà l’inno al re dell’universo?
Tutto tace: solo il mio cuore parla in questo silenzio.
La voce dell’universo è la mia intelligenza.
Sui raggi della sera, sulle ali del vento,
Essa si eleva a Dio come un profumo vivente;
E, dando un linguaggio a ogni creatura,
Presta per adorarlo la mia anima alla natura.
Solo, invocando qui il suo sguardo paterno,
Riempio il deserto del nome dell’Eterno;
E colui che, dal seno della sua gloria infinita,
Delle sfere che ordina ascolta l’armonia,
Ascolta anche la voce della mia umile ragione,
Che contempla la sua gloria e mormora il suo nome.
Salve, principio e fine di te stesso e del mondo,
Tu che rendi con uno sguardo l’immensità feconda;
Anima dell’universo, Dio, padre, creatore,
Sotto tutti questi nomi diversi io credo in te, Signore;
E, senza aver bisogno di udire la tua parola,
Leggo sulla fronte dei cieli il mio glorioso simbolo.
La distesa ai miei occhi rivela la tua grandezza,
La terra la tua bontà, gli astri il tuo splendore.
Tu ti sei prodotto da te stesso nella tua brillante opera;
L’universo intero riflette la tua immagine,
E la mia anima a sua volta riflette l’universo.
Il mio pensiero, abbracciando i tuoi attributi diversi,
Ovunque intorno a sé ti scopre e ti adora,
Si contempla se stesso e vi ti scopre ancora.
Così l’astro del giorno splende nei cieli,
Si riflette nell’onda e si dipinge ai miei occhi.
È poco credere in te, bontà, bellezza suprema;
Ti cerco ovunque, aspiro a te, ti amo;
La mia anima è un raggio di luce e d’amore
Che, dal focolare divino, staccato per un giorno,
Da desideri divoranti lungi da te consumata,
Arde di risalire alla sua fonte infiammata.
Respiro, sento, penso, amo in te.
Questo mondo che ti nasconde è trasparente per me;
Sei tu che io scopro in fondo alla natura,
Sei tu che io benedico in ogni creatura.
Per avvicinarmi a te, sono fuggito in questi deserti;
Là, quando l’alba, agitando il suo velo nell’aria,
Socchiude l’orizzonte che un giorno nascente colora,
E semina sui monti le perle dell’aurora,
Per me è il tuo sguardo che, dalla divina dimora,
Si socchiude sul mondo e gli spande il giorno:
Quando l’astro al suo mezzogiorno, sospendendo il suo corso,
Mi inonda di calore, di vita e di luce,
Nei suoi potenti raggi, che rianimano i miei sensi,
Signore, è la tua virtù, il tuo soffio che io sento;
E quando la notte, guidando il suo corteo di stelle,
Sul mondo addormentato getta i suoi cupi veli,
Solo, in seno al deserto e all’oscurità,
Meditando della notte la dolce maestà,
Avvolto di calma, e d’ombra, e di silenzio,
La mia anima, più da vicino, adora la tua presenza;
D’un giorno interiore mi sento illuminare,
E odo una voce che mi dice di sperare.
Sì, spero, Signore, nella tua magnificenza:
Ovunque a piene mani prodigando l’esistenza,
Non avrai limitato il numero dei miei giorni
A questi giorni quaggiù, così torbidi e così corti.
Ti vedo in ogni luogo conservare e produrre;
Colui che può creare disdegna di distruggere.
Testimone della tua potenza e certo della tua bontà
Attendo il giorno senza fine dell’immortalità.
La morte mi circonda invano delle sue ombre funebri,
La mia ragione vede il giorno attraverso queste tenebre.
È l’ultimo gradino che mi avvicina a te,
È il velo che cade tra il tuo volto e me.
Affretta per me, Signore, questo momento che imploro;
O, se, nei tuoi segreti tu lo trattieni ancora,
Ascolta dall’alto del cielo il grido dei miei bisogni;
L’atomo e l’universo sono l’oggetto delle tue cure,
Dei doni della tua bontà sostieni la mia indigenza,
Nutri il mio corpo di pane, la mia anima di speranza;
Riscalda d’uno sguardo dei tuoi occhi onnipotenti
Il mio spirito eclissato dall’ombra dei miei sensi
E, come il sole aspira la rugiada,
Nel tuo seno, per sempre, assorbi il mio pensiero.

Alphonse de Lamartine

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-la-preghiera-alphonse-de-lamartine-2/