E anch’io vorrei la mia corona di spine
E per ogni pensiero, una, rossa, attraverso
La fronte, fino al cervello, fino alle fragili radici
dove si torcono i mali e i sogni forgiati
in me, da me. La vorrei come una rabbia,
come un roveto d’ebano in fuoco, come criniere
di lampi e di fiamme, pettinate da vento selvaggio;
E sarebbero i miei vani e mistici desideri,
la mia scienza di noia, le mie tenerezze battute
da flagellanti rimorsi, i miei cangianti voleri
di morte e di follia e i miei odi ostinati
che con i suoi dardi e i suoi artigli essa morderebbe.
E, più intimamente ancora, i miei antichi rantoli
verso ventri, museruolati di pesanti velli d’oro,
E i miei vizi di dita e di labbra claustrali
E i miei ultimi sussulti di nervi e di singhiozzi
E, più in fondo, il coito stesso del mio tormento,
E tutto infine! O corona del mio dolore
E della mia gioia, o corona di dittatura
Erta sui miei due occhi, la mia bocca e il mio cervello
O la corona in sogno alla mia fronte sonnambula,
Allucinami dunque della tua assurdità;
E consacrami tuo re sofferente e ridicolo.
Emile Verhaeren
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-la-corona-emile-verhaeren/
