La bisaccia

Favol di Jean De La Fontaine Raccolta Le FavoleTemi AnimaliEpoca 17e siècle

Giove disse un giorno: «Che tutto ciò che respira
venga a comparire ai piedi della mia grandezza:
se nel suo composto qualcuno trova da ridire,
lo può dichiarare senza timore;
io porrò rimedio alla cosa.
Venite, Scimmia; parlate per prima, e a ragion veduta.
Guardate questi animali, fate paragone
delle loro bellezze con le vostre.
Siete soddisfatta? – Io? dice ella, perché no?
Non ho forse quattro piedi al pari degli altri?
Il mio ritratto finora non mi ha rimproverato nulla;
ma quanto a mio fratello l’Orso, l’hanno appena abbozzato:
mai, se vuol credermi, si farà ritrarre.»
Venuto poi l’Orso, si credette che stesse per lamentarsi.
Tutt’altro: della sua forma si lodò molto
e glosò sull’Elefante, disse che si potrebbe ancora
aggiungere alla sua coda, togliere alle sue orecchie;
che era una massa informe e senza bellezza.
Ascoltato l’Elefante,
per quanto saggio, disse cose simili.
Giudicò che, per il suo appetito,
Madama Balena era troppo grossa.
Madama Formica trovò il Ciron troppo piccolo,
credendosi, lei, un colosso.
Giove li rimandò, essendosi tutti censurati,
del resto contenti di sé; ma tra i più folli
la nostra specie eccelse; perché tutti noi,
Linci verso i nostri simili, e Talpe verso noi stessi,
tutto ci perdoniamo, e nulla agli altri uomini:
ci si vede con altro occhio di quanto non si veda il prossimo.
Il Fabbricatore sovrano
ci creò tutti Bisacciai nella stessa maniera,
tanto quelli del tempo passato quanto quelli del tempo d’oggi:
fece per i nostri difetti la tasca di dietro,
e quella davanti per i difetti altrui.

Jean de La Fontaine

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-la-bisaccia-jean-de-la-fontaine/