L’uso soltanto fa la possessione.
Domando a questa gente la cui passione
È d’ammassar sempre, metter somma su somma,
Qual vantaggio hanno che non abbia un altro uomo.
Diogene laggiù è ricco quanto loro,
E l’avaro quassù come lui vive in miseria.
L’uomo dal tesoro nascosto che Esopo ci propone,
Servirà d’esempio alla cosa.
Quel disgraziato aspettava
Per godere del suo bene una seconda vita;
Non possedeva l’oro, ma l’oro possedeva lui.
Aveva nella terra una somma sepolta,
Il suo cuore con essa, non avendo altro diletto
Che di ruminarvi giorno e notte,
E render sacro a se stesso il suo avere.
Che andasse o venisse, che bevesse o mangiasse,
Lo si sarebbe colto in fallo, a meno che non pensasse
Al luogo dove giaceva quella somma interrata.
Vi fece tanti giri che un Becchino lo vide,
Sospettò del deposito, lo portò via senza dir nulla.
Il nostro Avaro un bel giorno non trovò che il nido.
Ecco il mio uomo in lacrime; geme, sospira.
Si tormenta, si lacera.
Un passante gli chiede per qual motivo i suoi gridi.
È il mio tesoro che mi è stato preso.
– Il vostro tesoro? dove preso? – Proprio accanto a questa pietra.
– Eh! siamo forse in tempo di guerra,
Per portarlo così lontano? Non avreste fatto meglio
Di lasciarlo da voi nel vostro gabinetto,
Che di cambiargli dimora?
Avreste potuto senza pena attingervi a ogni ora.
– A ogni ora? buoni Dèi! non sta che a questo?
Il denaro viene come se ne va?
Non lo toccavo mai. – Ditemi dunque, di grazia,
Riprese l’altro, perché vi affliggete tanto,
Giacché non toccavate mai questo denaro:
Mettete una pietra al suo posto,
Vi varrà altrettanto.
Jean de La Fontaine
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-lavaro-che-ha-perduto-il-suo-tesoro-jean-de-la-fontaine/
