Da te solo soltanto attendi, è un proverbio comune.
Ecco come Esopo lo mise
in credito.
Le allodole fanno il nido
nel grano, quando è in erba,
cioè all’incirca nel tempo
in cui tutto ama e tutto pullula nel mondo:
mostri marini in fondo all’onda,
tigri nelle foreste, allodole nei campi.
Una però di queste ultime
aveva lasciato passare metà d’una primavera
senza gustare il piacere degli amori primaverili.
A ogni costo infine si risolse
d’imitar la Natura, e d’essere madre ancora.
Costruì un nido, depose, covò e fece schiudere
in fretta; il tutto andò come meglio poté.
Il grano all’intorno maturo prima che la nidiata
si trovasse abbastanza forte ancora
per volare e prendere il volo,
da mille cure diverse l’allodola agitata
se ne va a cercar cibo, avverte i suoi piccoli
d’essere sempre in guardia e far sentinella.
Se il possessore di questi campi
viene col figlio (come verrà), dice ella,
ascoltate bene; secondo ciò che dirà,
ciascuno di noi se la svignerà.
Appena l’allodola ebbe lasciato la famiglia,
il possessore del campo viene col figlio.
Questo grano è maturo, dice: andate dai nostri amici
a pregarli che ciascuno, portando la sua falce,
ci venga ad aiutare domani fin dall’alba.
La nostra allodola di ritorno
trova in allarme la sua covata.
L’uno comincia: Ha detto che, sorta l’aurora,
si faccian venire domani i suoi amici per aiutarlo…
– Se non ha detto che questo, replicò l’allodola,
nulla ancora ci stringe a cambiar dimora;
ma è domani che bisogna ascoltare sul serio.
Intanto state lieti; ecco di che mangiare.
Essi sazi, tutto s’addormenta, i piccoli e la madre. L’alba del giorno arriva; e amici neppure uno.
L’allodola al volo, il Padrone se ne viene a fare
il suo giro come al solito.
Questo grano non dovrebbe, dice, esser più in piedi.
I nostri amici han gran torto, e torto chi si riposa
su tali pigri così lenti a servire.
Figlio mio, andate dai nostri parenti
a pregarli della stessa cosa.
Lo spavento è nel nido più forte che mai.
Ha detto i suoi parenti, madre, è a quest’ora…
– No, figli miei dormite in pace;
non muoviamoci dalla nostra dimora.
L’allodola ebbe ragione, ché nessuno venne.
Per la terza volta il Padrone si ricordò
di visitare il suo grano. Il nostro errore è estremo,
dice, d’attenderci ad altri che a noi stessi.
Non v’è miglior amico né parente che se stesso.
Tenete ben a mente questo, figlio mio; e sapete
ciò che bisogna fare? Bisogna che con la nostra famiglia
prendiamo da domani ciascuno una falce:
è questa la via più corta, e finiremo
la nostra mietitura quando potremo.
Da quando questo disegno fu noto all’allodola:
Questa volta è bene partire, figli miei.
E i piccoli, in pari tempo,
svolazzanti, ruzzolanti,
se ne andarono tutti senza trombetta.
Jean de La Fontaine
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-lallodola-e-i-suoi-piccoli-con-il-padrone-dun-campo-jean-de-la-fontaine/
