Funzione del poeta

Poesi di Victor Hugo Raccolta ArrayTemi ArteEpoca XIX secolo

I

Perché t’esili, o poeta,
nella folla dove ti vediamo?
Che sono per la tua anima inquieta
i partiti, caos senza raggi?
Nella loro atmosfera insozzata
muore la tua poesia sfogliata;
il loro soffio disperde il tuo incenso;
il tuo cuore, nelle loro lotte servili,
è come quei prati delle città
rosi dai piedi dei passanti.

Nelle brumose capitali
non odi forse con spavento,
come due potenze fatali,
cozzare il popolo e il re?
Di questi odi che tutto risveglia
a che pro riempirti l’orecchio,
o poeta, o maestro, o seminatore?
Tutto intero al Dio che tu nomini,
non mescolarti a questi uomini
che vivono in un rumore!

Va’ a risuonare, anima purificata,
nel pacifico concerto!
Va’ a sbocciare, fiore sacro,
sotto i larghi cieli del deserto!
O sognatore, cerca i ritiri,
i rifugi, le grotte discrete,
e l’oblio per trovare l’amore,
e il silenzio per intendere
la voce dall’alto, severa e tenera,
e l’ombra per vedere il giorno!

Va’ nei boschi! va’ sulle spiagge!
Componi i tuoi canti ispirati
con la canzone delle foglie
e l’inno dei flutti purificati!
Dio t’attende nelle solitudini;
Dio non è nelle moltitudini;
l’uomo è piccolo, ingrato e vano.
Nei campi tutto vibra e sospira.
La natura è la grande lira,
il poeta è l’archetto divino!

Esci dalle nostre tempeste, o saggio!
Che per te l’impero in travaglio,
che fa il suo pericoloso passaggio
senza bussola e senza timone,
sia come un vascello che in dicembre
il pescatore, dal fondo della sua stanza
dove pendono le reti asciugate,
sente la notte passare nell’ombra
con un rumore sinistro e cupo
di alberi brividanti e piegati!

II

Ahimè! ahimè! dice il poeta,
io ho l’amore delle acque e dei boschi;
il mio miglior pensiero è fatto
di ciò che mormora la loro voce.
La creazione è senza odio.
Là, nessun ostacolo e nessuna catena.
I prati, i monti, sono benefattori;
i soli mi spiegano le rose,
nella serenità delle cose
la mia anima raggia in ogni senso.

Vi amo, o santa natura!
Vorrei assorbirmi in voi;
ma in questo secolo d’avventura
ciascuno, ahimè! si deve a tutti!
Ogni pensiero è una forza.
Dio fece la linfa per la scorza,
per l’uccello i rami fioriti,
il ruscello per l’erba delle pianure,
per le bocche le coppe piene,
e il pensatore per gli spiriti!

Dio lo vuole, nei tempi contrari.
Ciascuno lavora e ciascuno serve.
Guai a chi dice ai suoi fratelli:
Io ritorno nel deserto!
Guai a chi prende i suoi sandali
quando gli odi e gli scandali
tormentano il popolo agitato!
Vergogna al pensatore che si mutila
e se ne va, cantore inutile,
per la porta della città!

Il poeta nei giorni empi
viene a preparare giorni migliori.
Egli è l’uomo delle utopie.
I piedi qui, gli occhi altrove.
È lui che su tutte le teste,
in ogni tempo, simile ai profeti,
nella sua mano, dove tutto può tenersi,
deve, che lo si insulti o lo si lodi,
come una torcia che egli scuote,
far fiammeggiare l’avvenire!

Egli vede, quando i popoli vegetano,
i suoi sogni, sempre pieni d’amore,
son fatti delle ombre che gli gettano
le cose che saranno un giorno.
Lo si deride. Che importa! egli pensa.
Più d’un’anima inscrive in silenzio
ciò che la folla non intende.
Egli compiange i suoi sprezzanti frivoli;
e più d’un falso saggio alle sue parole
ride forte e sogna piano!

———

Folla che spandi sui nostri sogni
il dubbio e l’ironia a flutti,
come l’oceano sulle rive
spande il suo rantolo e i suoi singhiozzi.
L’idea augusta che ti rallegra
a quest’ora ancora balbetta;
ma della vita essa ha il sigillo!
Eva contiene la razza umana,
un uovo l’aquilotto, una ghianda la quercia!
Un’utopia è una culla!

Da questa culla, quando verrà l’ora,
vedrete uscire, abbagliati,
una società migliore
per cuori meglio sbocciati,
il dovere che il diritto genera,
l’ordine santo, la fede trionfante,
e i costumi, questo gruppo movente
che sempre, gioioso o musone,
sui suoi passi semina qualcosa
che la legge raccoglie sognando!

Ma, per covare questi possenti germi,
occorrono tutti i cuori ispirati,
tutti i cuori puri, tutti i cuori fermi,
di raggi divini penetrati.
Senza marinai la nave si capovolge;
e, come ai due fianchi d’un naviglio,
bisogna che Dio, da tutti compreso,
per fendere la folla insensata,
ai due lati del suo pensiero
faccia remare grandi spiriti!

———

Lungi da voi, sante teorie,
codici promessi all’avvenire,
questo retore dalle labbra appassite,
senza speranza e senza ricordo,
che un tempo seguiva la vostra stella,
ma che, poi, gettando il velo
dove s’ripara l’illusione,
ha lasciato violare la sua anima
da tutto ciò che hanno di più infimo
l’avarizia e l’ambizione!

Gigante d’orgoglio dall’anima nana,
dissipatore del vero tesoro,
che, sazio di scienza umana,
ha voluto pascersi d’oro,
e, portando da servitori a maestro
il suo falso sorriso d’antico prete
che vendette la sua divinità,
si ubriaca, all’ora in cui altri pensano,
in questa orgia impura dove danzano
gli abusi dal riso sfacciato!

Lungi questi scribi dal cuore sordido
che nell’ombra hanno detto senza spavento
alla corruzione splendida:
Cortigiana, accarezzami!
e che talvolta, nella loro ebbrezza,
del tempio dove sognò la loro giovinezza
osano riprendere i cammini,
e, le loro facce ancora truccate,
avvicinare le caste idee,
l’odore della dissolutezza alle mani!

Lungi questi dottori di cui diffida
il saggio, severo a malincuore!
Che fanno della filosofia
una bottega per il loro interesse!
Vili mercanti che una chiesa riparaLungi questi dottori, di cui diffida
il saggio, severo a malincuore!
che fanno della filosofia
una bottega per il loro interesse!
Mercanti vili che una chiesa ripara!
Che si vedono, nera genia ipocrita,
gonfiare il loro mantello di sacchi d’oro,
turbare il prete che contempla,
e sulle colonne del tempio
inchiodare la loro immonda insegna!

Lungi da voi questi giovani infami
i cui giorni, contati dalla notte,
passano a sfiorire donne
che la fame conduce agli antri!
Vili ai quali, nel loro delirio,
una voce segreta deve dire:
Questa donna che l’oro insudicia,
che insudicia l’orgia dove tu cadi,
non ha avuto a scegliere che tra due tombe,
la morgue hideuse o il tuo letto!

Lungi da voi le vane collere
che si agitano al crocevia!
Lungi da voi questi gatti popolari
che saranno tigri un giorno!
Gli adulatori del popolo o del trono!
L’egoista che della sua zona
si fa il centro e il mezzo!
E tutti quelli che, tizzoni senza fiamma,
non hanno nel petto un’anima,
e non hanno nell’anima un Dio!

———

Se non avessimo che tali uomini,
giusto Dio! come con dolore
il poeta nel secolo in cui siamo
andrebbe gridando: Sventura! sventura!
Lo si vedrebbe velarsi la faccia;
e, piangendo il giorno che si cancella,
in piedi sulla soglia di casa sua,
davanti alla notte pronta a scendere,
sinistro, gettare cenere
ai quattro punti dell’orizzonte!

Come l’astore nelle nuvole,
si sentirebbe ridere, vincitori,
i neri poeti delle derisioni,
gli Aristofani beffardi.
Per sfiorire le nostre vergogne senza numero,
Petronio risvegliato nell’ombra
impugnerebbe il suo stiletto romano.
Intorno alla nostra infame epoca
il giambo zoppo d’Archiloco
balzerebbe, la frusta in mano!

Ma Dio mai si ritira!
No! — Mai, dai monti nascosto,
questo sole verso cui tutto aspira
non si è completamente coricato!
Sempre, per le valli cupe,
per le anime d’ombra accecate,
per i cuori che l’orgoglio corrompe,
lascia, sopra l’abisso,
qualche raggio su una cima,
qualche verità su una fronte!

———

Coraggio dunque, spirito, pensieri,
cervelli d’ansie rosi,
cuori malati, anime ferite,
voi che pregate, voi che pensate!

O generazioni! coraggio!
Voi che venite come a malincuore,
con il rumore che fa la tempesta
negli alberi della foresta!

Dubbiosi erranti senza meta né tregua,
che credete, stendendo la mano,
di vedere le forme del vostro sogno
nelle tenebre del cammino!

Filosofi il cui spirito stilla,
e che, pieni d’un terrore divino,
v’aggrappate sull’orlo del baratro,
appesi ai rovi del burrone!

Naufragi di tutti i sistemi,
che da questo flutto triste e vincitore
uscite tremanti, e di voi stessi
non avete salvato che il vostro cuore!

Saggi che vedete l’alba schiudersi
tutte le mattine tra i fiori,
e che tornate dall’aurora,
bagnati di celestiali bagliori!

Lottatori che per lavare le vostre membra
prima del giorno siete in piedi!
Sognatori che sognate nelle vostre stanze,
l’occhio perduto nell’ombra di tutto!

Voi, uomini di perseveranza,
che volete sempre la felicità,
e tenete ancora la speranza,
quel panno del mantello del Signore!

Cercatori che una lampada accompagna!
Pastori armati di pungolo!
Coraggio a tutti sulla montagna!
Coraggio a tutti nella valle!

Purché ciascuno di voi segua
un sentiero o un solco;
che, flutto oscuro, abbia Dio per riva,
e, nuvola, per aquilone;

purché abbia la sua fede che custodisca;
e che nella sua gioia o nel suo dolore
talvolta dolcemente guardi
un bambino, un astro, un fiore;

purché senta, schiavo o libero,
tenendo a tutti per un lato,
vibrare in lui per qualche fibra
l’universale umanità;

Coraggio! — Nell’ombra e nella schiuma
il fine apparirà presto!
Il genere umano in una bruma
è l’enigma e non la parola!

Abbastanza notte e tempesta
è passata sulle vostre fronti chine.
Alzate gli occhi! alzate la testa!
La luce è in alto! camminate!

———

Popoli! ascoltate il poeta!
Ascoltate il sognatore sacro!
Nella vostra notte, senza di lui completa,
lui solo ha la fronte illuminata.
Dei tempi futuri penetrando le ombre,
lui solo distingue nei loro fianchi oscuri
il germe che non è sbocciato.
Uomo, egli è dolce come una donna.
Dio parla a voce bassa alla sua anima
come alle foreste e come ai flutti.

È lui che, malgrado le spine,
l’invidia e la derisione,
cammina, curvato nelle vostre rovine,
raccogliendo la tradizione.
Dalla tradizione feconda
esce tutto ciò che copre il mondo,
tutto ciò che il cielo può benedire.
Ogni idea, umana o divina,
che prende il passato per radice
ha per fogliame l’avvenire.

Egli raggia! getta la sua fiamma
sull’eterna verità!
La fa risplendere per l’anima
d’una meravigliosa chiarezza.
Inonda della sua luce
città e deserto, Louvre e capanna,
e le pianure e le alture;
a tutti dall’alto la svela;
poiché la poesia è la stella
che mena a Dio re e pastori!

Victor Hugo

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-funzione-del-poeta-victor-hugo/