Napoli, 1822.
Se tu potessi mai eguagliare, o mia lira,
il dolce fremito delle ali dello zefiro
tra i rami,
o l’onda che mormora carezzando queste rive,
o il tubare delle colombe dolenti,
che giocano sulle sponde delle acque;
Se, come quella canna che un soffio felice anima,
le tue corde esalassero quel linguaggio sublime,
segreto divino dei cieli,
che, nella pura dimora dove solo lo spirito vola,
gli angeli innamorati si parlano senza parole,
come gli occhi agli occhi;
Se della tua dolce voce la flessibile armonia,
carezzando dolcemente un’anima dischiusa
al soffio dell’amore,
la cullasse mollemente su vaghe immagini,
come il vento del cielo fa ondeggiare le nuvole
nella porpora del giorno:
Mentre sui fiori la mia amante sonnecchia,
la mia voce mormorerebbe sommessa al suo orecchio
sospiri, accordi,
puri come l’estasi in cui il suo sguardo mi immerge,
dolci come il suono che ci reca un sogno
dagli ineffabili lidi!
Apri gli occhi, direi, o mia sola luce!
Lascia, lascia ch’io legga nella tua palpebra
la mia vita e il tuo amore!
Il tuo sguardo languente è più caro alla mia anima
del primo raggio della celeste fiamma
agli occhi privi del giorno.
Alphonse de Lamartine
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-canto-damore-i-alphonse-de-lamartine/
