Per vivere chiaro, fermo e giusto,
Con il mio cuore, ammiro tutto
Ciò che vibra, lavora e ribolle
Nella tenerezza umana e sulla terra augusta.
L’inverno se ne va ed ecco marzo e poi aprile
E poi la prima estate, gioiosa e puerile.
Sulla glicine in fiore che la rugiada inumidisce,
Rossi, verdi, blu, gialli, bruni, vermigli,
Mille insetti
Si muovono e suggono nel sole.
Oh la meraviglia delle loro ali che brillano
E il loro corpo sottile come un ago
E le loro zampe e le loro antenne
E la loro toeletta quotidiana
Su un filo d’erba o di canna!
Sono precisi, sono agili!
Il loro corsaletto di smalto fragile
È più cangiante delle correnti dell’acqua;
Grazie ai miei occhi che li riflettono
Li sento vivere e penetrare in me
Un poco;
Oh le loro rivolte e i loro giochi
E i loro amori e le loro emozioni
E la loro battaglia, intorno ai grappoli violetti!
Il mio cuore li segue nel loro slancio verso la chiarità,
Fili di splendore, briciole di bellezza,
Particelle d’oro e polvere di vita!
Allontano da loro l’insidia inappagata:
La pania, il fango e l’inseguimento degli uccelli
Per interi giorni, difendo le loro opere;
La mia arte si innamora delle loro opere perfette;
Contemplo i nulla di cui è fatta la loro casa
Il loro gesto utile e netto, il loro volo ricercatore e sicuro,
Il loro viaggio nella luce ampia e senza velo
E quando sono perduti da qualche parte, nell’azzurro,
Credo che siano partiti per mescolarsi alle stelle.
Ma ecco l’ombra e il sole sul giardino
E vespe che vibrano laggiù, nella luce;
Ecco i lunghi e chiari e sinuosi cammini
Bordati di pesanti papaveri e di rose malvarose;
Oggi stesso, nell’ora in cui l’estate bionda si espande
Sui prati lucidi e sulle colline fulve,
Ogni petalo è come una palpebra malva
Che la chiarità penetra e riscalda tremando.
I meno fieri degli stami, le più umili delle foglie
Sono di un disegno così puro, così fermo e così nervoso
Che in essi
Tutto si precipita e tutto accoglie
L’omaggio chiaro e amoroso degli occhi.
L’ora dei lugli rossi si è a sua volta fuggita,
E ora
Ecco il sole calmo con la dolce pioggia
Che, mollemente,
Senza lacerare i fiori ammirevoli, li toccano;
Come loro, senza coglierli, avviciniamo le nostre bocche
E che il nostro cuore creda, baciando la loro bellezza
Fatta di tanta gioia e di tanto mistero,
Baciare, con fervore, delizia e voluttà,
Le labbra stesse della terra.
Gli insetti, i fiori, le foglie, i rami
Intrecciano la loro vita avvolgente e minuscola
Nel mio villaggio, intorno ai prati e ai recinti.
La mia piccola casa è presa nelle loro reti.
Spesso, nel pomeriggio, prima del crepuscolo,
Di finestra in finestra, lungo il frontone dritto,
Si agitano e stormiscono fino al mio tetto;
Spesso anche, quando l’astro agli Occidenti indietreggia,
Sento così forte la loro febbre e la loro emozione
Che mi sento vivere, con il mio cuore,
Come al centro del loro ardore.
Allora i teneri fiori e i fragili insetti
Mi avvolgono come un milione di ali
Fatte di vento, di pioggia e di chiarità.
La mia casa sembra un nido dolcemente ambito
Da tutto ciò che si muove e vive nella luce.
Ammiro immensamente la natura piena
Dal cespuglio nano fino al gigante sole
Un petalo, uno stame, un chicco di grano vermiglio
È preso, con rispetto, tra le mie dita che l’amano;
Non distinguo più il mondo da me stesso,
Sono l’ampio fogliame e i rami fluttuanti,
Sono il suolo di cui calpesto i sassi pallidi
E l’erba dei fossati dove improvvisamente mi accascio
Ebbro e fervente, smarrito, felice e singhiozzante.
Emile Verhaeren
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-intorno-a-casa-mia-emile-verhaeren/
