Sapevi bene che un giorno avresti dovuto cadere infine,
ma non immaginavi né Seiano, né Rufino.
Ti credevi di quelli che l’odio pubblico
colpisce furtivamente con un colpo di fulmine obliquo;
ti eri figurato che ti avrebbero rovesciato
senza farti male, dolcemente, in segreto,
con precauzione, senza rumore, a notte chiusa,
e pregando un amico di dirti la cosa,
come si posa a terra un vaso prezioso;
ti eri già preparato, in lontananza, sotto bei cieli,
nel tuo palazzo, più fiero della villa Farnese,
un letto voluttuoso per cadere a tuo agio.
Niente. È in pieno mezzogiorno che il popolo ha tuonato.
L’orizzonte era azzurro, il lampo l’ha solcato.
Il tuono, in pieno giorno, in mezzo alla folla,
è caduto sulla tua fronte come un soffitto che crolla,
e quelli che ti hanno visto ridurre in polvere in un momento
si sono spaventati di questo schiacciamento.
E i saggi hanno detto, guardandoti a terra,
che i tempi sono cattivi, che il potere si altera
quando un pezzente, un farabutto, un buffone, un ladruncolo,
fatto per strisciare così in basso, può cadere da così in alto.
Il 7 agosto 1849.
Victor Hugo
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-a-un-uomo-finito-victor-hugo/
