A Jeanne (I)

Poesi di Victor Hugo Temi InfanziaEpoca XIX secolo

Non ti nascondo che amo anche le bestie;
ciò ti diverte e a me insegna; sento
che non è invano che in quelle teste selvagge
Dio mette il chiaroscuro dei grandi boschi frementi.

Sono il curioso che, nato per credere e compatire,
scruta, vedendo l’aspide strisciare sotto le rose,
le oscure leggi che fanno sì che la donna debba temere
il demonio, quando il fiore non ha paura del serpente.

Mentre diamo ordini alla terra,
re che copiano la scimmia e da lei sono copiati,
dubitando se sia opera nostra o nostro padre,
in basso, nell’orrore fatale, sotto i nostri piedi,

non si sa quale nero mondo stupito ci guarda
e sogna, e sotto un giogo, troppo spesso odioso,
pieghiamo l’umile mostro e la bruta smarrita
che, vedendoci demoni, ci prendono per dèi.

Oh! quante strane leggi! quale tragico miscuglio!
Si vede l’ultimo fatto, si sa l’ultima parola,
quale spettro può uscire da Venere, e quale angelo
può nascere dal ventre orribile di Behemoth?

Trasfigurazione! mistero! abisso e vetta!
L’anima rigetterà il corpo, tetro lacerto;
la creatura abietta un giorno sarà sublime,
l’essere che si odia bruco lo si ama farfalla.

Victor Hugo

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poema-a-jeanne-i-victor-hugo/