Vidi dapprima su di me degli strani fantasmi
Trascinare lunghe vesti;
Non so se fossero donne o angeli!
I loro manti mi inondavano con le loro belle frange
Di madreperla e di rubini.
Come si spezza un’armatura al taglio d’una lama,
Come un audace marinaio
Spezza il golfo azzurro che si fende sotto il suo remo,
Così le loro vesti d’oro, in grandi solchi di fiamma,
Spezzavano la notte di bronzo!
Volavano! – La mia tenda, vecchio spettro in sentinella,
Li guardava passare.
Nei loro occhi di velluto esplodeva la pupilla;
Udivo sussurrare le piume della loro ala,
Che venivano a sfiorarmi.
Volavano! – Ma la schiera, sospesa ai palchi,
Spiriti capricciosi,
Balzava a un tratto, poi, a un tratto perduta,
Fuggiva nella notte, come una freccia ardua
Che fugge nei cieli!
Volavano! – Vedevo la loro nera chiocciola,
Dove l’ebano in ruscelli
Piangeva, accarezzarmi con il suo lungo sfiorare;
Mentre d’un bacio sentivo la bruciatura
Fino in fondo alle mie ossa.
Dio onnipotente! ho visto le silfidi paurose
Che muoiono al sole!
Ho visto i bei piedi nudi delle ninfe fuggitive!
Ho visto i seni ardenti delle driadi ritrose,
Dalle cosce di vermiglio!
Nulla, no, nulla valeva quel bacio d’ambrosia,
Più fresco del mattino!
Più puro dello sguardo d’un occhio d’Andalusia!
Più dolce del parlare d’una donna d’Asia,
Dalle labbra di raso!
Oh! chiunque voi siate, sulla mia testa chinati,
Ombre dai corpi fluttuanti!
Lasciate, oh! lasciate che vi tenga avvinte,
Bere nei vostri baci amori insensati,
Goccia a goccia e a lungo!
Oh! venite! metteremo nell’alcova setosa
Una lampada d’argento.
Venite! la notte è triste e la lampada gaia!
Bionde o nere, venite; noncuranti o ridenti,
Cuore ingenuo o cangiante!
Venite! spargeremo delle rose nel mio letto;
Ché i profumi son dolci!
E la sultana, la sera, si profuma la bocca;
Quando sta per lasciare la veste e la babbuccia
Per il suo letto di bambù!
Ahimè! di belle notti il cielo ci è avaro
Quanto di bei giorni!
Sentite gemere l’arpa di Ferrara,
E sotto dita divine palpitare la chitarra?
Venite, o miei amori!
Ma più nulla rimane che l’ombra fredda e nuda,
Dove scricchiolano i tramezzi.
Sento canti urlare, come un bambino che si uccide;
E la luna crescente ritaglia, nella strada,
Gli angoli delle case.
Alfred De Musset
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-visione-alfred-de-musset/
