Il sole recherà il giorno ad altri mondi;
nell’orizzonte deserto Febe sale senza rumore,
e getta, penetrando le tenebre profonde,
un velo trasparente sulla fronte della notte.
Guardate dall’alto dei monti i suoi chiarori ondulanti
come un fiume di fiamma inondare i colli,
dormire nelle valli, o scivolare sui pendii,
o risplendere in lontananza dal seno brillante delle acque.
Il dubbio bagliore, diffuso nell’ombra,
tinge d’un giorno azzurro la pallida oscurità,
e fa navigare in lontananza nella vasta distesa
gli orizzonti bagnati dalla sua molle chiarità!
L’Oceano, innamorato di queste rive tranquille,
calma, baciando i loro piedi, i suoi trasporti tempestosi,
e stringendo nelle sue braccia questi golfi e queste isole,
del suo umido alito ne rinfresca i bordi.
Del flutto che a turno s’avanza e si ritira
l’occhio ama seguire in lontananza il flessuoso contorno:
si direbbe un amante che stringe nel suo delirio
la vergine che resiste, e cede a turno!
Dolce come il sospiro del bambino che dorme,
un suono vago e lamentoso si diffonde nell’aria:
è un’eco del cielo che incanta il nostro orecchio?
O è un sospiro d’amore della terra e dei mari?
Si eleva, ricade, rinasce, spira,
come un cuore oppresso da un peso di voluttà,
sembra che in queste notti la natura respiri,
e si lamenti come noi della sua felicità!
Mortale, apri la tua anima a questi torrenti di vita!
Ricevi per tutti i sensi gli incanti della notte,
a inebriarti d’amore la sua ombra t’invita;
il suo astro nel cielo si leva, e ti conduce.
Vedi quel fuoco lontano tremare sulla collina?
È un faro acceso dalla mano dell’Amore;
là, come un giglio chinato, l’amante che s’inclina
porge un orecchio avido ai passi del beneamato!
La vergine, nel sogno dove la sua anima si smarrisce,
solleva un occhio d’azzurro che riflette i cieli,
e le sue dita, errando a caso sulla sua chitarra,
gettano ai venti della sera suoni misteriosi!
“Vieni! l’amoroso silenzio occupa in lontananza lo spazio;
vieni, nella sera, a respirare accanto a me la frescura!
È l’ora; appena in lontananza la vela che si cancella
biancheggia riportando il pacifico pescatore!
“Dall’ora in cui la tua barca fuggì lontano dalla riva,
ho seguito tutto il giorno la tua vela sui mari,
come dal suo nido la colomba timida
segue l’ala del colombaccio che biancheggia nell’aria!
“Mentre essa scivolava sotto l’ombra del lido,
ho riconosciuto la tua voce nella voce delle eco;
e la brezza della sera, morendo sulla spiaggia,
mi riportava i tuoi canti prolungati sui flutti.
“Quando l’onda ha tuonato sulla costa spumeggiante,
all’astro dei mari ho mormorato il tuo nome,
ho riacceso la sua lampada, e della tua sola amante
l’amorosa preghiera ha fatto fuggire l’aquilone!
“Ora sotto il cielo tutto riposa, o tutto ama:
l’onda, ondulando, viene a dormire sul bordo;
il fiore dorme sul suo stelo, e la natura stessa
sotto il baldacchino della notte si raccoglie e s’addormenta.
“Guarda! il muschio ha tappezzato per noi la valle,
il pampino vi si ricurva in pieghe tortuose,
e l’alito dell’onda, all’arancio mescolato,
dei suoi fiori che sfoglia profuma i miei capelli.
“Alla molle chiarità della volta serena
canteremo insieme, seduti sotto il gelsomino,
fino all’ora in cui la luna, scivolando verso Misene,
si perde impallidendo nei fuochi del mattino.”
Ella canta; e la sua voce a intervalli spira,
e, dagli accordi del liuto più debolmente percossi,
gli echi assopiti non consegnano allo zefiro
che sospiri moribondi, interrotti dal silenzio!
Colui che, il cuore pieno di delirio e di fiamma,
a quest’ora d’amore, sotto questo astro incantato,
sentisse d’improvviso il sogno della sua anima
animarsi sotto i tratti di una casta bellezza;
Colui che, sul muschio, ai piedi del sicomoro,
al mormorio delle acque, sotto un baldacchino di zaffiri,
seduto alle sue ginocchia, da un’aurora all’altra,
non avrebbe per parlarle che l’accento dei sospiri;
Colui che, respirando il suo alito adorato,
sentisse i suoi capelli, sollevati dai venti,
carezzare passando la sua palpebra sfiorata,
o rotolare sulla sua fronte i loro anelli ondulanti;
Colui che, sospendendo le ore fuggenti,
fissando con l’amore la sua anima in questo bel luogo,
dimenticasse che il tempo scorre ancora su queste rive,
sarebbe un mortale, o sarebbe un dio?…
E noi, ai dolci pendii di questi verdi Elisi,
su queste rive dove l’amore avrebbe nascosto il suo Eden,
al mormorio lamentoso delle onde placate,
ai raggi assopiti dell’astro elisio,
Sotto questo cielo dove la vita, dove la felicità abbonda,
su queste rive che l’occhio si compiace di percorrere,
noi abbiamo respirato quest’aria di un altro mondo,
Elise!… e tuttavia si dice che bisogna morire!
Alphonse de Lamartine
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-ischia-alphonse-de-lamartine/
