Il rospo nero sul suolo bianco
Mi fissa indubitabilmente
Con occhi più grandi di quanto sia grande la sua testa;
Sono gli occhi che mi sono stati rubati
Quando i miei sguardi se ne sono andati,
Una sera, che voltai la testa.
Mio fratello? – c’è qualcuno che mente,
Con della farina tra i denti;
È lui, gambe e braccia in croce,
Che gira in lontananza, laggiù,
Che gira al vento,
Su quel mulino di legno.
E Questi, è mio cugino
Che fu curato e bevve così tanto vino
Che il sole ne divenne rosso;
Ho saputo che abitava un tugurio,
Con dei morti, nei suoi armadi.
Poiché abbiamo per genitali
Due sassi
E per moneta un sacco di pidocchi,
Noi, i tre folli,
Che sposiamo, al chiaro di luna,
Tre folli dame, sulla duna.
Emile Verhaeren
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-canzone-di-folle-1-emile-verhaeren/
