Ho abbracciato l’alba d’estate.
Nulla si moveva ancora sul frontone dei palazzi. L’acqua era morta.
Gli accampamenti d’ombre non lasciavano la strada del bosco. Ho camminato, risvegliando gli aliti vivi e tiepidi, e le pietre preziose guardarono, e le ali si levarono senza rumore.
La prima impresa fu, nel sentiero già pieno di freschi
e pallidi bagliori, un fiore che mi disse il suo nome.
Risi alla cascata bionda che si scarmigliò tra gli abeti:
sulla cima argentata, riconobbi la dea.
Allora sollevai uno a uno i veli. Nel viale, agitando le braccia. Per la pianura, dove la denunciai al gallo. Nella gran città ella
fuggiva tra i campanili e le cupole, e correndo come un mendicante sulle banchine di marmo, la inseguivo.
In cima alla strada, presso un bosco di lauri, la circondai
con i suoi veli ammassati, e sentii un poco il suo immenso corpo. L’alba e il fanciullo caddero in fondo al bosco.
Al risveglio era mezzogiorno.
Arthur Rimbaud
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-alba-arthur-rimbaud/
