A M. il duca di ***

Poesi di Victor Hugo Raccolta ArrayEpoca XIX secolo

VIII

A M. IL D. DI ***

Jules, il vostro castello, torre vecchia e casa nuova,
si specchia nella Loira, là dove il fiume,
sotto Blois, allargando il suo splendido bacino,
come una madre stringe un figlio sul suo seno
parlandogli sommesso con voce raccolta,
serra un’isola incantevole fra le sue braccia che si ripiegano.
Voi avete tutti i beni che l’uomo può tenere.
Già sorridete, vedendo l’estate venire,
E ascolterete presto sotto il fogliame
Le risa squillanti che salgono dal villaggio.
Voi vivete! aprile passa, ed ecco ora
che maggio, il mese d’amore, maggio roseo e raggiante,
maggio la cui veste verde è ogni giorno più ampia,
come un levita fanciullo incaricato di adornare il tempio,
sospende ai neri rami, che gonfia al suo tocco,
i fiori da cui esce l’incenso, i nidi da cui esce il canto.

E poi mi scrivete che il vostro camino
sovraccarica in questo momento la sua fascia blasonata
d’un mucchio di antichi frammenti un tempo trionfanti,
di spade, di cimieri provati dai bambini,
che sporcano le bianche dita delle vostre belle duchesse;
E che infine – ed è di qui che vengono le vostre ricchezze, —
I vostri contadini, pungendo i buoi con il pungolo,
Hanno aperto un sepolcro scavando un solco.
Il vostro campo di Cesare ha subito il loro taglio.
Poiché avete a voi tutto un campo di battaglia,
E i vostri duri boscaioli, tutti abbronzati dal vento,
Con il rumore della loro scure hanno turbato ben spesso,
Con i neri corvi che fuggono a stormi,
Le ombre degli eroi ai vostri querce mescolate.

Amico, voi lo sapete, spettatore serio,
Ho sognato molte volte in questi campi gloriosi,
Che, costretti dal vomere, essi, vecchi testimoni delle guerre,
A dare messi come campi volgari,
Simili al re decaduto che, temendo il risveglio,
Rivede la sua gloria in sogno nelle ore del sonno,
Il giorno, lasciano camminare il bovaro nei loro segali,
E ricevono, la notte, la visita delle aquile!

Oh! rispettate, figlio d’un secolo in cui tutto si vende,
Roma morta accanto a un villaggio vivente!
Che la vostra pietà, che su tutto vuol discendere,
Lasci in pace questa terra o piuttosto questa cenere!
Vivete contento! fin dall’alba, per i vostri sentieri segreti,
Errate con la mano d’una donna nelle vostre mani;
Contemplate, dal mezzo di tante dolci cose,
Dio che si rallegra nella stagione delle rose;
E poi, la sera, in fondo a un forziere tarlato,
Prendete quel vecchio Virgilio dove tante volte ho letto!
Cercate l’ombra, e, mentre nella galleria
Chiacchiera e ride a caso la folle conversazione,
Voi, illuminando la vostra anima alle antiche luci,
Leggete il mio dolce Virgilio, o Jule, e meditate!

Poiché i tempi sono venuti che il poeta ha predetti.
Oggi, in questi campi, vasta pianura muta,
Talvolta l’aratore, sul solco curvo,
Trova un nero giavellotto che crede caduto dai cieli,
Poi urta alla rinfusa, in fondo al suolo che scava,
Elmi vuoti, vecchi dardi che la ruggine amalgama,
E, riaprendo tombe piene di resti umani,
Impallidisce della grandezza delle ossa romane!

Victor Hugo

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-a-m-le-duc-de-etoile-victor-hugo/